«Se la Soprintendenza blocca il progetto del commissario, la Domus Aurea è destinata a marcire. Allora, se ne devono assumere la piena responsabilità». Larcheologo Andrea Carandini entra a gamba tesa nella querelle tra la Soprintendenza e il commissario delegato del ministero per i Beni culturali Luciano Marchetti per il restauro della Casa di Nerone. Questione cui tiene particolarmente, visto che è stato proprio lui a firmare, con Marchetti, il progetto della cosiddetta "struttura reticolare" al via sui giardini del Colle Oppio. "Se mi portano un progetto migliore, butto via il mio». Intervenuto ieri alla presentazione del nuovo percorso museale delle "Domus romanae" di Palazzo Valentini, Carandini è tornato a parlare della polemica. «Mi devono spiegare come si può salvare la Domus dal peso di tonnellate di terra. Non certo con una suoletta. Bisogna bonificare da sopra. Togliere il terreno, creare unintercapedine visitabile e sopra rimettere un prato, in modo da mantenere intatto il giardino. Ci vuole coraggio e voglia di risolvere, ma in Italia sembra che il massimo coraggio sia quello di impedire». La mancanza di sinergia per la Domus Aurea è stata sottolineata anche dal direttore per le antichità Luigi Malnati: «I due cantieri devono trovare un coordinamento. Il commissario deve poter intervenire, nel rispetto però delle competenze della Soprintendenza, o sarà paralisi». A pendere sul futuro del monumento è il mancato nulla osta dei comitati archeologico e architettonico, del ministero: «Il problema è che le sperimentazioni dei due progetti non sono state ancora portate avanti in modo da avere una valutazione integrale - dice Malnati - Convocherò al più presto Soprintendenza e commissario per un sopralluogo urgente di confronto». Da un monumento da salvare, a uno salvato quasi del tutto da secoli di oblio nei sotterranei di Palazzo Valentini, come i resti della struttura colossale, dove spiccano i cinque frammenti di colonne di granito grigio. «Ci sono buone possibilità che sia il Tempio di Traiano, ma preferiamo essere cauti e sciogliere le riserve con la campagna di scavo che partirà a febbraio grazie al sostegno della Provincia», avverte il direttore dei lavori Eugenio La Rocca. Ed è su questa prudenza che la lettura del cantiere assume i toni della discordia tra studiosi. «A forza di prudenza si rischia di scavalcare il secolo - commenta Carandini. «Ma scoperte del genere non possono essere lanciate così a cuor leggero, servono le opportune verifiche - replica La Rocca - Ognuno ha i suoi tempi. Dal 2006 abbiamo scavato e musealizzato le Domus. Non è poco».