Confesso che scrivo con sempre maggiore delusione, solo per salvare la coscienza. Ho recentemente richiamato lattenzione del sindaco de Magistris su due iniziative possibili di buona amministrazione. Due iniziative che costano niente o assai poco: lex Circolo della stampa, in Villa Comunale e lo sconcio che circonda il Consolato americano. Ripetevo due questioni sollevate molte volte, in pubblico e in privato, anche nel passato. Nessuna reazione. Almeno, nel passato, la mia amica Rosa Iervolino mi rispondeva, con cortesia, senza convincermi, che non si poteva fare. Già qualcosa. Questa volta lex assessore professor DAponte ha confermato la mia tesi, spiegando come sera ritenuto di non poter accogliere il suo progetto, simile alla mia segnalazione. Tuttavia, nonostante tutto, insisto a segnalare qualcosa, e cioè un altro tema "storico" dei miei interventi giornalistici: la condizione delle strade di Napoli e, in particolare due, assai indicative di quella che chiamo "unidea della città". Mi riferisco al tratto di via Marina che fa accedere alla bretella per le autostrade e a via Posillipo. Sono entrambi due percorsi di guerra, che metterebbero in difficoltà perfino dei carri armati. Parlare di buche è un eufemismo salottiero. Le macchine sobbalzano e si rovinano, le motociclette corrono rischi seri per i loro conducenti, i pedoni inciampano e rovinano sul selciato dissestato (è capitato anche a me, che non sono proprio matusalemme). Si tratta di due luoghi, come dire simbolo: il primo contatto di un visitatore con la città, la strada, forse, più famosa del mondo, dove si portano i turisti, per dare loro unimmagine completa di Napoli, ossia anche con i "fuossi" e lallegro (pericolosissimo) schizzare dei sampietrini divelti al primo scroscio di pioggia. Che si fa? Niente. Via Marina, con un secolare intervento (più volte ripetuto, evidentemente per errori di progettazione o cattiva esecuzione delle opere concordate, non so bene), è stata, alla meno peggio, sistemata per un lungo tratto. Perché non è stato completato lintervento? E ancora, proprio in adiacenza dellUfficio del collocamento, un ampio spazio, provvisoriamente (esiste da un secolo!) recintato, è diventato una specie di boscaglia e una discarica a cielo aperto. Non è possibile farne almeno un parcheggio provvisorio e libero, dopo averlo ripulito? Via Posillipo merita un commento un poco più lungo. Da pochi giorni, il tratto da Mergellina a piazza DonnAnna è stato, finalmente, nuovamente asfaltato. Piuttosto male, ma è sempre qualcosa. Il tratto successivo è restato nelle condizioni abituali, di sopra descritte sommariamente. In passato mi si diceva (e qualcosa di analogo ho sentito anche ora) che la Soprintendenza si oppone invocando - sentite, sentite - lidentità storica, architettonica e urbanistica che sarebbe violentata, se si procedesse a una completa asfaltatura. Ci sarebbe da ridere, se non si dovesse piangere. Ma quale identità dinanzi a una strada che non è degna neppure di una città dell"ultimo" (terzo, è poco) mondo? Prescindiamo, per pietas, dal ricordo che i sampietrini non sono una specificità napoletana, come dice il nome. Ma dove stava, per far solo un esempio, la Soprintendenza quando, ripetutamente, sono stati eseguiti i lavori per i sottoservizi? Credo che la strada annoveri oltre 120 chiusini. Questi sono disseminati a caso, senza nessun ordine di alcun tipo, tranne la fantasia bizzarra di chi ha lavorato senza criterio, senza un piano. Ma allora lidentità non cera o non andava salvaguardata? E poi, se non ci sono i soldi per un intervento radicale, non è preferibile procedere a una asfaltatura, sopra i sampietrini che farebbero da provvisorio fondo stradale, così da garantire almeno un superamento del vero e proprio rischio pubblico, che si vive percorrendo la strada? Non è possibile che lAmministrazione comunale intervenga, in nome dellinteresse pubblico, superando un assurdo veto? Ho sempre difeso il ruolo importante delle soprintendenze, ma non accetto veti a danno della dignità e della sicurezza. Quando sono stato senatore, da componente della commissione Cultura ho partecipato a indagini conoscitive sulla conservazione del patrimonio monumentale delle nostre città. In queste occasioni, specie nel Nordest leghistico, ho ascoltato le lagnanze dei sindaci, che si ritenevano bloccati dalle soprintendenze, che ho sempre difeso tenacemente. E dire che si lagnavano per il blocco di interventi relativi alla conservazione (questa volta, sì) dei caratteri storico-monumentali delle città. A Napoli, questa volta, si tratta di interesse pubblico e di dignità della città. Sono sicuro che anche questa volta nessuno risponderà, fosse pure per darmi torto. Me ne importa poco. Ho fatto il mio dovere di cittadino.