«Quello di Italia Nostra e del gruppo di intellettuali che si è scagliato contro la ricerca della Battaglia di Anghiari che il Comune sta conducendo con il National Geographic è un attacco da sedicenti puristi che ha come base proprio quello di cui ci accusano: la demagogia. Un'operazione spettacolare sul nulla, dettata dall'ignoranza di quanto stiamo facendo», dice l'assessore alla cultura Giuliano da Empoli. «Non stiamo danneggiando dichiara da Empoli la Battaglia di Scannagallo del Vasari. I fori, in tutto sei, dal diametro di quattro, sei millimetri, attraverso i quali è stato fatto passare l'endoscopio, sono stati effettuati in punti dove la pellicola pittorica era già assente o facilmente staccabile, a causa di una lesione o di una stuccatura preesistenti». L'assessore ribadisce che la ricerca sta andando avanti sotto la supervisione dell'Opificio delle pietre dure e che i ponteggi serviranno anche a una ricognizione dell'affresco del Vasari per un futuro restauro. «Questa ricerca, inoltre dice da Empoli è certamente meno invasiva di altre compiute nel Salone e benedette da luminari della storia dell'arte. Chi con tanta veemenza boccia il nostro progetto forse ha preso un abbaglio, e questo mi spiace specie per intellettuali ed esperti che stimo, come Salvatore Settis o Tomaso Montanari. La cosa più stupefacente è l'evidente mancanza di spirito della scoperta di queste persone». Conclusasi intanto la fase della ricerca della Battaglia di Anghiari ieri la soprintendente al Polo museale fiorentino Cristina Acidini ha inviato al ministero dei Beni culturali un rapporto dettagliato.
Un rapporto al ministero sulla ricerca della Battaglia
L'assessore alla cultura Giuliano da Empoli ha risposto all'attacco di Italia Nostra e di un gruppo di intellettuali contro la ricerca della Battaglia di Anghiari condotta dal Comune con il National Geographic. Da Empoli sostiene che l'operazione è un attacco da sedicenti puristi e che la ricerca sta andando avanti sotto la supervisione dell'Opificio delle pietre dure. I fori effettuati per l'endoscopio sono stati realizzati in punti dove la pellicola pittorica era già assente o facilmente staccabile. La ricerca, secondo da Empoli, è meno invasiva rispetto ad altre compiute nel Salone e benedette da luminari della storia dell'arte.
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