Firenze, i Pm indagano dopo l'esposto di Italia Nostra per i danni all'affresco di Vasari Uno stop tecnico. Ma il sindaco Renzi è deciso a proseguire: «Vicini a scoprire il mistero» FIRENZE «Fermate i predatori del Leonardo perduto». Italia Nostra, la onlus protettrice dei beni culturali, scatena una guerra internazionale per stoppare la ricerca della Battaglia di Anghiari che danneggerebbe il sovrastante dipinto del Vasari, sottoposto a una perforazione. Si passa alle vie brevi: un esposto alla procura e un appello di 101 intellettuali e storici dell'arte intende difendere dalle "torture" il dipinto del Vasari nel salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio. Ne nasce, tra l'altro, un battibecco politico destinato a ingigantirsi, viste le parti in causa, tra fautori della caccia alla mitica Battaglia di Anghiari di Leonardo e chi sostiene, invece, che sia troppo invasiva la sonda endoscopica che ha già perforato sei volte l'affresco del Vasari. Ieri, dopo tutto il cancan, il settimo buco non è stato fatto e forse non si farà mai. Dietro l'intonaco, un giallo mai svelato: potrebbe nascondersi da quasi cinquecento anni la pittura murale che il genio da Vinci (principiandola nel 1503) mai concluse, proprio dove il Vasari circa sessant'anni dopo dipinse la "Battaglia di Scannagallo" (distruggendo o conservando il capolavoro di Leonardo?). Italia Nostra è più preoccupata per il Vasari esistente da conservare e passa all'attacco, inviando una denuncia alla magistratura in cui si contesta il «danneggiamento di opera d'arte» e si chiede il sequestro preventivo dei ponteggi con lo stop alla ricerca che potrebbe «rovinare le pitture di Vasari». La procura risponde aprendo un fascicolo senza, al momento, ipotizzare reati, ma affidando le indagini ai carabinieri del nucleo tutela del patrimonio culturale e avvalendosi di esperti e professionisti del settore. Ma nessun sequestro. I lavori possono proseguire. IL CASO si complica. Mentre sul sito di Italia Nostra l'appello anti ricerche spopola: a dimostrazione dell'attenzione che l'operazione voluta dal sindaco "rottamatore" Renzi è già riuscita a catalizzare. Un'operazione realizzata in collaborazione con il National Geographic che garantisce una ribalta televisiva intercontinentale (qui da noi ripresa anche dal programma Rai "Voyager"), con lo staff di esperti dell'università di San Diego (California) guidato dall'ingegner Maurizio Seracini, direttore della ricerca, affiancati dall'Opificio delle pietre dure. Proprio all'Opificio le prime polemiche, una settimana fa: Cecilia Frosinini, l'esperta incaricata ha rinunciato alla ricerca per motivi etici, sostituita da un collega. Ieri dopo il vertice con la sovrintendente al Polo museale fiorentino, Cristina Acidini, il professor Seracini «in attesa di se e come procedere» scuote la testa. E la settima microfessura autorizzata dalla Sovrintendenza non viene fatta, perché in quel punto Seracini è convinto che non ci sia nulla dietro. Si andrà avanti analizzando ciò che già è stato rilevato. Dopodiché sarà fatto un nuovo piano, se serviranno ulteriori perforazioni. «Menzogne e demagogia: è un momento di grande amarezza - dice Seracini - per una persona che ha dedicato la sua vita anche alla ricerca della "Battaglia di Anghiari" e che sperava di fare qualcosa di buono per il suo Paese». Vasta eco. Di polemiche ma anche di marketing, di pubblicità a Firenze e alle sue opere. Quella pubblicità che Italia Nostra e una parte dei politici dell'opposizione (del consiglio comunale fiorentino) contesta al sindaco che difende le sue scelte: «Non stiamo vandalizzando il Vasari, è una balla pazzesca: se qualcuno dice così, ne risponde in tribunale». Renzi va come un treno: «Ci sono persone che pensano che i beni culturali appartengano a una élite che vuole decidere tutto», attacca. Infine, rilancia il progetto facendo venire l'acquolina in bocca ai curiosi: «Dopo cinque secoli siamo vicinissimi alla soluzione: i primi risultati li abbiamo già, continueremo la ricerca. Nel 2012 sapremo se c'è la Battaglia di Anghiari». Chi la dura la vince?