Parla Cecilia Frosinini, la funzionaria dellOpificio che ha aperto il caso chiedendo di essere sollevata dallincarico "La mia missione è quella di tutelare le opere darte, qui si fa un intervento invasivo" Tutto è cominciato dalla sua lettera e da un passo indietro. Il sindaco Matteo Renzi lha chiamata «unobiezione di coscienza» quella di Cecilia Frosinini. Lei, direttrice della sezione restauro pitture murali dellOpificio delle Pietre Dure, ha preferito parlare di una «questione etica» e adesso dice: «ma basta riflettori su di me». Fino a qualche giorno fa, la sua è stata una voce solitaria, adesso è diventato quasi un coro. «Rifarei esattamente quello che ho fatto. Ho molta stima nei confronti di Marco Ciatti che mi ha sostituito nel controllo tecnico delle operazioni sullaffresco del Vasari e non è certo questo che è in discussione, né la competenza dei restauratori che lavorano sui ponteggi al Salone dei Cinquecento». Il tema che solleva Cecilia Frosinini si fonda su altri punti, uno etico: «La mia missione è quella di tutelare le opere darte, qui invece si fa un intervento invasivo sulla pittura» (del Vasari, in particolare della Battaglia di Scannagallo) aveva detto e anche scritto nella lettera inviata fra gli altri alla soprintendente Cristina Acidini. E qualche riga sotto chiedeva di essere sollevata dallincarico di seguire il lavoro del gruppo di Seracini esprimendo un «dissenso fermo nei confronti delle operazioni e delle attività che mi possano venire imposte secondo scelte di ente locale e sponsor e che ritengo lesive del mio ruolo professionale e scientifico e contrarie alle funzioni che lo Stato mi chiede di svolgere nellambito della ricerca e della conservazione». Laltro punto sollevato dalla responsabile delle pitture murali dellOpificio riguarda il fondamento scientifico delloperazione: «comunicazioni sommarie esclusivamente in fase di proiezione di slides» ha scritto, aggiungendo che non cè stata «alcuna disponibilità da parte dellingegner Seracini ad un sia pur minimo contraddittorio o integrazione delle informazioni fornite». Alle Pietre Dure allinizio «non è stato concesso di decidere in piena autonomia se partecipare a una attività che prevede anche la possibilità di giungere alle ricerche endoscopiche pure attraverso accesso dal fronte, praticando strappi di superficie pittorica e fori nellintonaco vasariano». E quella lettera che accende piano piano il dibattito sullopportunità o meno di avviare in quel modo la ricerca sul capolavoro perduto di Leonardo, la Battaglia di Anghiari. Cecilia Frosinini è una storica dellarte che lavora allOpificio dal 1990. In questi giorni, assieme ad altri studiosi e restauratori sta esaminando nel laboratorio fiorentino unopera di Leonardo, «lAdorazione dei Magi», per scriverne lanalisi scientifica. Fa parte del comitato scientifico per il restauro della SantAnna e la Vergine, capolavori sempre di Leonardo che sono al Louvre. Alla fine della mostra dedicata a Leonardo in corso a Londra, è stata chiamata a intervenire al convegno di chiusura sul tema: «La tecnica artistica di Leonardo e le indagini scientifiche».