Un volgare problema di contabilità. Due conti che non tornano al governo Berlusconi e al vertice della Soprintendenza Archeologica di Roma, la più importante del mondo, resta una poltrona vuota. Il soprintendente Adriano La Regina, per 27 anni angelo custode di un patrimonio culturale inestimabile, di punto in bianco non è più in servizio. Il colpo di scena è arrivato con una direttiva della Presidenza del Consiglio (la circolare 5 del 2004) sulle proroghe agli alti f unzionari della pubblica amministrazione. Ed è il caso del Professore, che era rimasto al suo posto grazie a una legge approvata proprio allo scadere del suo incarico, lo scorso luglio. Questo il succo: trattenere in servizio un dirigente è come procedere a una nuova assunzione e i fondi per le assunzioni del 2005 sono già finiti. E se la cassa è vuota anche la guida della Soprintendenza può finire allo sbando. Lo sciagurato gioco del tira e molla comincia la scorsa estate. Come d'improvviso, ci accorge che il Soprintendente La Regina, secondo le regole burocratiche, è a un passo dalla pensione. Nessuno sa come sarà possibile sostituire una figura del suo calibro, ma in extremis il Senato approva una legge (la 186 del 2004) che consente di prorogare l'incarico degli alti f unzionari della pubblica amministrazione fino al settantesimo anno di età. In questo modo, il lungo "regno" di La Regina ha davanti a sé altri tre anni. Il ministro Urbani firma il provvedimento e in molti tirano un sospiro di sollievo. Lo stesso ministro, il 24 dicembre, rende note le nuove nomine dei soprintendenti. E il nome del Professore è sempre al suo posto, negli splendidi uffici che affacciano sul Palatino. Ma la macchina presidenziale ha già sterzato in un'altra direzione. «Secondo la direttiva della Presidenza del Consiglio, che è stata pubblicata sulla Gazzetta del 23 dicembre, tutti i casi di trattenimento in servizio vanno compresi nella riprogrammazione delle assunzioni. E al momento non c'è disponibilità di fondi, per cui abbiamo dovuto revocare tutte le disposizioni di proroga», spiega il responsabile del personale del Ministero dei Beni Culturali, Mauro Cotone. «L'atto è stato quindi subito notificato al Soprintendente La Regina, che non è più in servizio dal 29 dicembre. Del resto - prosegue il funzionario - le modalità per le assunzioni sono sempre le stesse: le pubbliche amministrazioni ne fanno richiesta e tutto dipende dalla Presidenza del Consiglio. Si può assumere in base ai fondi stanziati di volta in volta con un Dpr e per tutto il 2005 il fondo è esaurito». Questioni di ragioneria, dunque, che spalancano di colpo una voragine nel cuore pulsante della Capitale. Quella città antica per la quale il professor La Regina non si stancava di lanciare l'allarme, sempre più drammatico, per la mancanza di investimenti nella tutela. Ebbene, adesso nel Belpaese mancherebbero addirittura i soldi per pagare il suo stipendio. E per coprire il suo posto bisognerebbe pescare in quattro e quattr'otto qualcun altro. Epilogo davvero triste, in ogni caso, alla fine di un'epoca. L'epoca del «signor no», come lo soprannominò l'allora sindaco Rutelli, quando il soprintendente si oppose all'edificazione di Tor Marancia, destinata a parco archeologico. Così come fu lo stesso La Regina a salvare dalla cementificazione l'ex aeroporto di Centocelle. Di questo passato che resta alla città, oltre agli scempi scongiurati con le armi della competenza e dell'autorevolezza, c'è l'ampliamento del museo romano, con l'apertura delle sedi di Palazzo Massimo, Palazzo Altemps e della Crypta Balbi. Ci sono i restauri di grandi monumenti antichi e le tante battaglie che hanno lasciato il segno, come quelle contro i maxi teloni pubblicitari nelle zone più belle della Capitale. Ma anche il futuro, probabilmente, porterà la sua traccia, a partire dai progetti già avviati, come quello per il Parco Archeologico. E un giorno, forse, quel segno lo si riconoscerà anche in una nuova via dei Fori Imperiali, trasformata in un leggero ponte, a sovrastare tutti i viottoli di una ritrovata Roma antica.