Reggia Quisisana: 20 milioni di lavori, cancelli chiusi Il patrimonio culturale al centro di un consiglio monotematico su richiesta del prefetto Ottomila reperti dell'antica Stabiae per la maggior parte conservati nell'Antiquarium (chiuso al pubblico) o nel migliore dei casi in giro per mostre all'estero (fino a febbraio prossimo al museo Maillol di Parigi). La Reggia borbonica di Castellammare aspetta la sua destinazione d'uso da tempo infinito. Le associazioni culturali che protestano per dire basta ai ritardi, mentre il sindaco Bobbio è stato costretto a convocare qualche giorno fa, su sollecitazione del Prefetto, un consiglio comunale monotematico. Non c'è pace per il patrimonio storico più antico della città stabiese, né si placa la polemica per le sorti del palazzo borbonico del quartiere collinare cittadino, la Reggia di Quisisana, che dopo una spesa di venti milioni di euro e lavori bloccati e ripartiti a più riprese da un anno e mezzo accoglie iniziative e progetti culturali, anche se solo sporadicamente, mentre il progetto principe perla sede museale e la scuola di restauro sembrano ipotesi remote. La denuncia è dell'associazione Idea Città che in un documento punta il dito contro l'amministrazione comunale, spiegando le ragioni della propria preoccupazione.«Il sindaco non ha indicato, neanche nell'ultima seduta consiliare con un unico ordine del giorno la soluzione valida - spiega GiampaoloValitutti, presidente dell'associazione - né ha dato conto dei programmi concreti e seri per valorizzare la Reggia che è stata restaurata con fondi pubblici proprio per ospitare la scuole di restauro al servizio innanzitutto dei siti archeologici vesuviani e del museo di Stabiae». E' inaccettabile, prosegue il responsabile dell'ente culturale, «che non solo l'amministrazione comunale non ci abbia mai voluto ricevere ma continui a mantenere un rigoroso silenzio su un progetto che la città vuole da quindici anni, non vogliamo fare polemiche che non servirebbero a niente, ma vorremmo la Reggia restituita al territorio come sede di prestigiose attività legate all'archeologica ed al restauro, completamento e rafforzamento dell'offerta costituita dagli Scavi di Varano». Parla di Stabia come della Cenerentola dei siti dell'antichità, rispetto a Pompei, Oplontis e Ercolano, anche lo storico Giuseppe Massa, presidente del Centro di cultura e storia Alfonso Maria di Nola, che non comprende l'esclusione del sito dell'antica Castellammare dal patrimonio culturale dell'Unesco. «Il tesoro stabiese è figlio di un dio minore - spiega in un documento - dopo l'illuminazione dello scopritore Libero d'Orsi, nessuna novità si è aggiunta ai resti d'epoca romana se non la polvere sui reperti chiusi provvisoriamente da un ventennio quasi negli scantinati dell'Antiquarium. Il Time ha definito la mostra americana "In stabiano" tra le migliori del mondo, però non si riesce a dare lustro a queste opere d'arte antica e nemmeno a far rinascere la restaurata Reggia di epoca borbonica che dovrebbe divenire l'emblema della rinascita territoriale». Nessun cambio di destinazione per la Reggia, secondo l'assessore alla cultura Antonio Coppola, stanco delle discussioni sterili e senza senso, visto che fra le priorità della giunta Bobbio c'è proprio il recupero della regale dimora. «Vorrei rassicurare le associazioni e i cittadini - spiega l'esponente dell'esecutivo - è nostro obiettivo accogliere fra le sale della struttura di Quisisana la scuola di restauro: siamo al lavoro da tempo con l'Istituto Suor Orsola Benincasa e già dalla prossima primavera dovrebbero cominciare le lezioni del corso post laurea. Resta in piedi anche il progetto di allestire il museo archeologico, anche senza fondi pubblici, perché la Reggia sarà la sede del polo culturale del nostro territorio».