Rappresentante della Fondazione Basso chiede agevolazioni per archivi e istituti: i più penalizzati ROMA. "Quando si guarda un monumento, un quadro, una scultura o si ascolta una musica, l'emozione e l'arricchimento si moltiplicano se si leggono i libri e si entra in contatto con i documenti dell'epoca...» spiega Lucia Zannino della Fondazione Basso e dell'Associazione delle Istituzioni di Cultura Italiane, poi il suo tono di voce sempre disponibilissimo si vela di un lieve disappunto: «È proprio un peccato che in una iniziativa così importante come questi Stati Generali archivi, biblioteche e istituti di cultura siano un po' in ombra. Tuttavia è stato ribadito un concetto importante, cioè l'unità e l'importanza del patrimonio culturale, di cui fanno parte anche questi luoghi». Archivi, biblioteche nazionali, specialistiche o di lettura, Istituti della cultura sono tra le Cenerentole delle politiche culturali degli ultimi anni: mal finanziati a sufficienza, sono stati colpiti da tagli iniqui. «Che hanno costretto a ridurre l'orario o addirittura alla chiusura molte strutture. Si aggiunge la scarsità dei fondi per nuove acquisizioni che rischia di rendere poco aggiornate o obsolete molte biblioteche». Oltre alle risorse, cosa può servire? «Una defiscalizzazione per favorire queste istituzioni che avendo meno visibilità rispetto a teatri e monumenti, riescono ad attrarre meno i privati. Avere come sedi ad affitto agevolato immobili demaniali, così spesso lasciati al degrado, oppure un regime fiscale per l'affitto dai privati». In che senso archivi, biblioteche e istituti di cultura svolgono una funzione nei confronti della società? «Negli archivi è custodita una parte importante della nostra identità nazionale, e le biblioteche soprattutto di lettura sono un centro di aggregazione sociale, chiuderle è una perdita che va oltre alla diminuzione del servizio. Si aggiunga invece che le biblioteche specialistiche spesso diventano un luogo d'incontro di persone che lavorano in uno specifico settore. Vorrei aggiungere che proprio questi tagli che ci affliggono da anni hanno portato a una reazione positiva: attraverso le nuove tecnologie, siti, cataloghi on line, digitalizzazione stiamo facendo conoscere il nostro patrimonio. E la gente risponde».