L'esposizione. L'opera proveniente dal Museo Puskin di dubbia attribuzione ora tra Giotto, Duccio e Cimabue Mentre volge al termine il 2011, anno che ha visto intensificarsi gli scambi culturali tra Italia e Russia, è tempo di bilanci. E, se sorprende il gran numero dei visitatori che a Mosca si affollano tuttora nelle sale del Museo Puskin attorno ai capolavori di Caravaggio, non sembra meno trascurabile la circostanza che a Palazzo Pitti si siano viste, dallo scorso ottobre ad oggi, almeno 150mila persone soffermarsi dinanzi alla «Madonna col Bambino in trono», un capolavoro della pittura fiorentina delle origini. Un'opera mai più vista in Italia dal momento dell'Unità nazionale perché fu acquistata sul mercato antiquario di Roma da un viaggiatore russo, Petr Ivanovic Sevast'janov, appassionato collezionista di antichità cristiane, che nel 1863 la portò via con sé al suo ritorno in patria. Rimasta per tantissimi anni a Mosca, la tavola mariana del Museo Puskin si è trovata anche ai margini dall'acceso dibattito sviluppatosi in Italia sui primordi della pittura fiorentina, condannati alla marginalità assoluta dal severo giudizio del Vasari che aveva svalutato il Duecento, ritenendolo un secolo dominato dalla «goffa maniera greca». Ci sono voluti, dunque, centocinquant'anni perché la gigantesca tavola del Puskin potesse essere attorniata, nella cosiddetta «Sala delle Maestà» di Palazzo Pitti, dalle tre monumentali, e più tarde, pale mariane, rispettivamente di Cimabue, Duccio di Boninsegna e Giotto. L'insolita circostanza ha consentito finalmente un primo confronto diretto tra queste opere, nel quale è stata anche coinvolta la "Madonna col Bambino in trono» di Coppo di Marcovaldo, datata al 1270-75, da sempre a Firenze in Santa Maria Maggiore. «La grande tavola del Museo moscovita - dice Angelo Tartuferi, curatore della mostra - si differenzia da quelle di Cimabue, Duccio e Giotto non solo perché queste ultime hanno misure sensibilmente maggiori alle sue, ma anche perché raffigurano il Bambino nell'atto benedicente e non in quello di stringersi teneramente al collo della madre». Benché anche il «San Francesco» di Coppo di Marcovaldo sull'altare della cappella Bardi in Santa Croce sia circondato da venti episodi della vita del Santo, quelli della vita di Maria messi attorno all'icona mariana del Puskin costituiscono un caso pressoché unico, specialmente per l'inconsueta iconografia dei Magi, posti al centro di quattro scene. «Attribuito a Coppo da Andrea De Marchi sotto la data del 1275 circa, il dipinto oggi a Mosca - nota Vittoria Markova, conservatrice del Museo Puskin - andrebbe, invece, posto negli anni 1250-1260 ed attribuito al suo ancora anonimo maestro, un pittore indubbiamente geniale che cercò soluzioni alla crisi della tarda maniera bizantina». Mentre dunque è ancora difficile riconoscere l'autore della pala moscovita, qualche utile novità sembra emergere proprio dai confronti diretti che solo ora si sono potuti stabilire tra le principali opere fiorentine duecentesche.
Torna a Firenze da Mosca un Bambino del Duecento
Il Museo Puskin di Mosca ha ospitato una mostra con opere di pittura fiorentina del Duecento, tra cui la "Madonna col Bambino in trono" di un autore sconosciuto, che è stata esposta per la prima volta in Italia dopo centocinquant'anni. La tavola è stata scoperta a Mosca nel 1863 e fu acquistata da un collezionista russo. È stata esposta accanto a opere di Giotto, Duccio e Cimabue, che hanno misure più grandi e rappresentano il Bambino in un atto benedicente. La mostra ha consentito un confronto diretto tra queste opere e ha rivelato alcune novità sulla pittura fiorentina del Duecento.
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