Esposto di Italia Nostra e raccolta di firme per fermare i lavori a Firenze. La replica: «Demagogia» «La ricerca del leggendario dipinto di Leonardo rovina il Vasari» L'accusa: «È del tutto improbabile che Vasari abbia sigillato qualcosa di ancora leggibile dietro un muro» La difesa: «Queste polemiche ci amareggiano. Appare un tentativo degli esclusi di fermare una ricerca straordinaria» Si voleva la battaglia e battaglia alla fine è stata. Non quella di Anghiari, il dipinto di Leonardo che si sta cercando con sonde e miniendoscopi computerizzati in un'intercapedine della parete est del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, dietro un maestoso affresco del Vasari, bensì l'attacco lanciato ai ricercatori del «Leonardo perduto» da un lungo elenco di studiosi e uomini di cultura: dall'accademico dei Lincei, già direttore della Normale, Salvatore Settis, al vicepresidente emerito della Corte costituzionale Paolo Maddalena, da Keith Christiansen, curatore capo della pittura europea al Metropolitan di New York, allo storico e scrittore Carlo Ginzburg. Centouno intellettuali, insieme con altri trecento firmatari, hanno sottoscritto un drammatico appello per bloccare la ricerca, convinti non solo della probabile inesistenza del Leonardo fantasma («si cerca oltretutto sulla parete sbagliata» denunciano), ma preoccupati per i «possibili danni all'opera del Vasari» che i tecnici guidati da Maurizio Seracini, ingegnere e docente all'Università della California, stanno trafiggendo con microsonde. E non c'è solo l'appello dell'intellighenzia a fomentare le polemiche, ma un esposto firmato dal presidente di Italia Nostra, Alessandra Mottola Molfino che stamani l'associazione presenterà alla procura della Repubblica per violazione dell'articolo 635 del codice penale, danneggiamento di un'opera d'arte (la Battaglia di Scannagallo, l'affresco del Vasari appunto) con tanto di richiesta di sequestro preventivo del «cantiere» installato su un ponteggio alto una decina di metri nel Salone dei Cinquecento. Le ricerche (sponsorizzate da «National Geographic» con 250 mila dollari) sarebbero dovute durare sino a ieri, ma si è deciso poi di prorogarle per altri tre giorni. Come in ogni battaglia che si rispetti, c'è anche un antefatto: la decisione di Cecilia Frosinini, responsabile del settore pitture murarie dell'Opificio delle Pietre Dure (uno dei centri di restauro più importanti al mondo, con sede a Firenze), di dissociarsi dalla ricerca, approvata però dallo stesso Opificio, dal ministero e dalla sovrintendenza. «Ho rinunciato a "bucare" il muro ha spiegato l'esperta per una mia precisa posizione etica. Non voglio che l'affresco ben conservato di Giorgio Vasari sia sacrificato. Le prove di Seracini non sono sufficienti e devono essere verificate». Polemiche anche dal Pdl, che aveva ipotizzato un possibile «scempio inimmaginabile dell'affresco di Vasari del quale il sindaco Matteo Renzi dovrà assumersi la responsabilità». Insomma: enigmi storici, arte e politica. «La dissociazione della dottoressa Frosinini scrivono i 101 intellettuali ha mostrato che all'interno dell'Opificio stesso non c'è accordo sulla natura e sui rischi di questi interventi». Ritengono poi «del tutto improbabile che Vasari abbia sigillato qualcosa di ancora leggibile sotto un muro» e si dicono preoccupati per la sottovalutazione «dei più attendibili risultati della ricerca storico-artistica, i quali mostrano che la Battaglia di Anghiari era con ogni verosimiglianza sulla parete opposta a quella che ora si sta forando». Tomaso Montanari, docente di Storia dell'arte moderna all'Università Federico II di Napoli e tra i firmatari dell'appello, suona la carica. E denuncia: «Gli affreschi del Vasari a Palazzo Vecchio cadono a pezzi e, invece di concentrarsi sul salvataggio di queste opere straordinarie, si cerca un'opera fantasma che, se dovesse essere scoperta, cosa molto improbabile, sarebbe solo un'ombra, una larva inguardabile anche perché non avrebbe senso smontare la parete con i dipinti del Vasari». Critiche anche al sindaco Renzi: «Invece di sentire il parere di pochi, doveva quanto meno istituire un comitato internazionale di esperti, soprattutto storici dell'arte, che invece mancano nell'équipe guidata dall'ingegner Seracini». La ricerca, intanto, continua, «nonostante le polemiche che sinceramente non capisco. Mi amareggiano dice Seracini e mi sembra siano solo un tentativo pretestuoso degli esclusi di bloccare una ricerca straordinaria. Gli esperti di sovrintendenza e Opificio hanno dimostrato che i nostri sette piccoli fori nelle microfessure dell'affresco del Vasari non provocheranno danni. E ci consentiranno invece di svelare un enigma che dura da cinque secoli, anche se la Battaglia di Anghiari non si trovasse». Seracini parla apertamente di un «attacco demagogico» che a suo avviso rischia di farci deridere dal mondo, che sta ammirando questa ricerca. Oggi pomeriggio, nel Salone dei Cinquecento, riunione per valutare i primi quattro giorni di lavori. Ma difficilmente non si parlerà delle polemiche e dell'esposto che rischia di bloccare la ricerca. L'opera. La battaglia di Anghiari era una pittura murale di Leonardo, databile al 1503, andata perduta.
Battaglia di Anghiari in tribunale
Un gruppo di studiosi e intellettuali ha lanciato un appello per fermare la ricerca di un dipinto di Leonardo da Vinci, la Battaglia di Anghiari, che si sta cercando di scoprire dietro un affresco del Vasari nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze. La ricerca, sponsorizzata da National Geographic, ha già causato polemiche e ha suscitato l'opposizione di alcuni intellettuali, che sostengono che la ricerca sia inutile e potrebbe danneggiare l'affresco del Vasari. L'associazione Italia Nostra ha presentato un esposto alla procura della Repubblica per violazione dell'articolo 635 del codice penale, danneggiamento di un'opera d'arte.
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