Qualche settimana fa un pediatra svizzero venuto a Palermo per consultare alcune pagine storiche riguardanti la sua professione, ha avuto una doppia delusione al settore "Periodici" della "Biblioteca centrale" di corso Vittorio. La prima quando ha appreso con sorpresa che qui, a differenza alla più modesta omologa istituzione di un paesino presso Zurigo, il sabato non si soddisfano richieste di consultazione di riviste e volumi di alcun genereIL SECONDO disinganno, che ha patito il lunedì successivo, prima di tornarsene in patria, quando la raccolta che lo interessava si interrompeva all'improvviso. Infatti, il medico elvetico provò a chiedere, invano, di consultare la raccolta di un periodico appena successivo a quello contrassegnato come "Estinto numero 873" e la cui testata suona suppergiù "Jahresbericht uber die Leistungen". Roba di fisiologia d'epoca, chimica farmacologica e altri simili argomenti. Una collezione con la quale comincia il vuoto assoluto. Ne parliamo anche perché ci pare giusto avvisare gli eventuali visitatori, studiosi e non, siciliani o forestieri, che sarà tempo o viaggio sprecato chiedere ora in consultazione uno qualunque dei periodici, appunto "Estinti" o "Sospesi", che anche all'estero risultano proprietà preziosa della Bcrs, che siano compresi tra il triste numero 873 e il 1895, di molto successivo. Spiegare come e perché ciò possa accadere richiederebbe diverse pagine di giornale. Abbreviamo dicendo che il colpevole principale è lo spazio mancante. Un colpevole per modo di dire, e ovviamente non condannabile, visto che non esiste. Mentre rimane imputabile del gravissimo inconveniente chi, da solo o in compagnia, abbia fatto sì che la storia di quei periodici inconsultabili sia andata come ce l'hanno raccontata. Accadde infatti che qualche anno fa, dato appunto l'introvabile spazio, fu effettuata una drastica divisione materiale, forse per niente preceduta da una cernita culturalmente meditata, tra i periodici che dovevano restare all'ex Collegio Massimo dei Gesuiti dove carretti e strascini avevano cominciato a trasferirli in parte dall'Abbazia di San Martino intorno al 1870e quelli che dovevano ritornare in un specie di fredda segreta del medesimo convento. Complesso che una volta ospitò anche un quasi riformatorio per giovani devianti. E dove ora giacerebbero malamente affastellate (in merito possediamo un foto che in primo piano ne riproduce alcune sventrate) le oltre quattrocento grosse casse di cartone legate con lo scotch che contengono i suddetti Periodici Sospesi o Estinti, e per i quali questi termini anticipano foschi esiti di sopravvivenza. La pubblicazione di queste righe ci da l'occasione di avvertire della permanenza dello statu quo un'amica scrittrice che ogni tanto va ai "Periodici" sperando di ritrovare disponibili le copie per lei importanti de "La Sicile IIlustrèe" del 1904, tanto infelicemente contrassegnate col num-ro di "esilio" 974. Un'altra richiesta in merito sortirebbe il solito gentile «l'opera da lei richiesta per ora è fuori posto». E figurarsi se non è fuori posto un freddo sotterraneo a San Martino. Una situazione sulla quale c'è poco da babbiare. Con un verbo il cui rango semantico pare che vada dal fare facile ironia fino a un agire vacuo di intenti e contraddistinto dalla pervicace volontà di girare a vuoto intorno a obiettivi importanti. Anche se forse per l'ironia della sorte sono rimasti nella disponibilità dell'utenza adesso finalmente per cinque giorni a settimana proprio tutti i periodici umoristici dell'Ottocento e del Novecento. Anch'essi tristemente estinti. Ma rari e preziosi, come li hanno definiti il precedente assessore ai Beni culturali e i vertici del dicastero, nel presentare una bella pubblicazione regionale dedicata proprio a tali collezioni introvabili in altre biblioteche. Quelle di "Piff Paff", de "Il Marpio, umorìstico pupazzettato", del "Po'Tu cuntul " Quest'ultimo con sottotitolo "E chiddu ca un ti piaci ti lu canciu". E ancora le altre di "Me ne impipo" e di "Giufà". Ma soprattutto la divertente raccolta dello storico "II Babbìo". Per cui ora è facile domandarsi se, in concomitanza con l'attuale immeritata sorte di tanti periodici "fuori posto", non sia stata forse una specie di gaffe fare partecipare la Bcrs alla Fiera del Libro di Torino 2004 con una pubblicazione davvero speciale. Ma che, nel suo volere essere patinata vetrina di ciò che di storicamente satirico la nostra cara Biblioteca possiede, reca come titolo proprio "II tempo del babbìo." LUCIO FORTE