L'EMERGENZA NELLE AREE DELL'ARTE E DELL'ARTIGIANATO Sprofondamento in via Tito Angelino:barricate e transenne da Castel Sant'Elmo a San Martino La strada chiusa La strada chiusa NAPOLI - Dopo il centro antico, il Vomero. Dopo i Decumani e la strada dei pastori, Castel Sant'Elmo e la Certosa di San Martino. Due sere fa a Napoli in via Tito Angelini nel tratto che mette in collegamento Castel Sant'Elmo e il museo di San Martino si è verificato un avvallamento. Ed è andato in scena il solito copione: transenne, interruzione della circolazione, segnali di pericolo e turisti allo sbando. Lo sprofondamento della sede stradale, sul quale i tecnici del Comune e delle diverse aziende che gestiscono i sottoservizi devono ancora pronunciarsi con certezza, è certamente cosa grave. L'interdizione alla circolazione è sostanziale: si va dal civico 22 fino al piazzale dal quale si gode di una vista straordinaria su un angolo inusuale di Napoli. Dunque i turisti che da Sant'Elmo, il castello dall'originale forma a sei punte sul quale sventolò il tricolore repubblicano giacobino e dove fu recluso Tommaso Campanella, vogliono raggiungere San Martino devono fare i conti con transenne e barricate. Proprio come accade su un altro versante della città d'arte, ai Decumani. Qui i cantieri sono due. Il più recente è in piazza Miraglia, dove una significativa voragine ha reso di fatto impraticabile lo slargo davanti al primo Policlinico. Difficile anche il passaggio pedonale, tanto arduo che l'assessorato alla Mobilità del Comune di Napoli ha intuito la necessità di ridisegnare il percorso, rendendolo meno complesso soprattutto per i non napoletani aggiungendo una segnaletica specifica. Sprofondano le strade del turismo In via San Gregorio Armeno il problema è diverso e più «datato». A causa di un cedimento strutturale di un palazzo sul lato alto della strada quasi a piazza San Gaetano è stato indispensabile predisporre da qualche settimana una messa in sicurezza che ha pregiudicato non solo l'estetica della passeggiata, ma ha creato anche problemi funzionali. Insomma la città d'arte, quella che i turisti i volenterosi che ancora scelgono di programmare una gita o una vacanza in città amano sta franando. Mancanza di una manutenzione ordinaria, ma anche di una gestione straordinaria. Mancanza di fondi, certo, ma anche di un piano serio di difesa di un patrimonio tutelato dal 1995 dall'Unesco che, solo qualche tempo fa, aveva fatto una tirata d'orecchie alla città che non sa gestire i propri tesori. Salvo poi, solo pochi giorni fa ufficializzare la disponibilità di cento milioni, da spendere per per rimettere in sesto chiese, piazze e palazzi, recuperare edifici per scopi culturali, riqualificare gli spazi urbani, gli scavi archeologici e valorizzare il sistema culturale e urbano. Ma, di questo passo, basteranno solo per rimettere insieme qualche coccio. Anna Paola Merone