Due palazzi storici di Reggio Emilia, all'11 di via Cambiatori e al 6 di piazza del Monte, a Roma la bellissima villa Manzoni sulla via Cassi, il cui parco, nell'area di Tomba di Nerone, custodisce reperti archeologici d'epoca romana e a Genova, al 40 di via Balbi, un pezzo dell'ex hotel Colombia, che è l'edificio sul quale aveva messo da un pezzo gli occhi la Sovrintendenza, perché confina con le mura comprate dai proprietari privati, in epoca d'Ulivo, dal ministero per i Beni Culturali per farne la nuova Biblioteca del capoluogo ligure. Ecco i quattro edifici, parte del patrimonio storico-artistico del nostro Paese, vincolati in base al decreto legislativo 491 del '99, ma quanto a villa Manzoni anche in base alla legge Bottai del '39, venduti (o svenduti?) al fondo privato statunitense Carlyle all'asta del 25 febbraio scorso: la vendita all'incanto gestita dal Consorzio G6 per il ministero dell'Economia. Poi, ci sono gli altri trentadue immobili, sparsi per la penisola, a Milano e, nel suo hinterland, a Segrate, Cassina de'Pecchi, Basiglio, a Pordenone, Rimini, Latina, Pomezia, Ancona, Napoli, Bari, oltreché ancora nella capitale. Costo totale, per il ricco pacchetto, poco più di 230.000.000 di euro, un costo che coincide quasi al centesimo con il prezzo base d'asta, che era di 230.033.799 euro. Sono dati, questi, quali palazzi e a quale cifra, che abbiamo ricostruito con una ricerca piuttosto laboriosa e in parte deduttiva, ma che nella serata di ieri ci sono stati confermati dal ministero dell'Economia. Ma perché, trattandosi di patrimonio pubblico, ci si trova a dover procedere come Tom Ponzi? Perché, come denunciava lunedì nella sua interrogazione al governo l'ex-ministra ulivista dei Beni Culturali Giovanna Melandri, l'unica notizia arrivata - tramite agenzie di stampa al pubblico era che la Carlyle, colosso finanziario americano, aveva fatto shopping da noi. Shopping immobiliare, ma non è l'unico: perché Carlyle, di cui sono stati azionisti tra gli altri alcuni parenti di Osama Bin Laden, e di cui fino a un anno e mezzo fa era consulente Bush padre, è in trattative sempre da noi per Fiat Avio, e in Francia per Vivendi. Ricostruiamo la vicenda che ha molti aspetti sconcertanti, primo fra tutti il ruolo che vi ricopre un altro ministro di questo governo, Letizia Moratti, dal 2001 membro dell'Advisory Board di Carlyle Group Europa. L'asta del 25 febbraio è la sesta organizzata dal Consorzio G6 (Pirelli C.Real Estate Romeo Gestioni, Andersen, Intesa Bci, Romeo Immobiliare, Knight Frank) nell'ambito dell'operazione varata da Tremonti con la legge 351 del 25 settembre 2001. E' la cosiddetta «Scip 1», l'operazione di cartolarizzazione d'una parte del patrimonio immobiliare pubblico. Operazione, insistono al ministero, varata già dal governo precedente: sì, ma la legge Tremonti prevede alcune mostruosità tutte sue, che nè il Consiglio di Stato nè il ministero dei Beni culturali possano esprimere pareri o apporre vincoli, per esempio, che i vincoli, se esistenti, non hanno alcun effetto sulla vendita e che, una volta venduto al privato, il bene storico-artistico prosegua allegramente la sua strada e possa essere rivenduto a chicchessia quando si voglia. Gli elenchi dei palazzi, dicono ancora al ministero dell'Economia, sono quelli allestiti già dal centrosinistra col cosiddetto decreto Salvi: sì, ma una cosa è compilare, una cosa è vendere. E gli immobili, con Scip, si vendono non isolatamente ma rigorosamente a blocchi: palazzine d'appartamenti e palazzi antichi, tutto insieme. Ora, si diceva del singolare ruolo di Letizia Moratti, ministra della Pubblica istruzione e consulente del gruppo americano che compra, da un altro ministero, un pezzo del nostro patrimonio pubblico. Conflitto d'interessi? E si diceva del prezzo. Quel lotto venduto il 25 febbraio era all'incanto per la seconda volta: la prima era andato invenduto, sicché il prezzo, come prevede la legge 351, era sceso. Non abbastanza da invogliare altri acquirenti? O da consentire un rilancio? Visto che, come confermano al ministero dell'Economia, Carlyle ha comprato per una cifra maggiorata dell'l rispetto al prezzo base d'asta. Ma la possibilità di fare affari ancora migliori resta. Il 25 marzo va all'asta un altro lotto, stavolta a offerta libera, secondo regolamento, perché è rimasto invenduto nelle ultime due aste. Volendo fare shopping, ci si potrà aggiudicare per due lire, con gli altri edifici, l'albergo di san Giuliano Terme nel Pisano, edificio del '700 con parco intorno. E sentirsi dei granduchi: lì amavano soggiornare i granduchi di Lorena
Ecco i tesori comprati dalla Carlyle
Il governo ha venduto per 230 milioni di euro quattro edifici storici, tra cui la villa Manzoni a Roma, a un fondo privato statunitense, Carlyle. I palazzi sono stati venduti attraverso l'asta, con un prezzo che coincide con il prezzo base d'asta. Il governo ha utilizzato la legge 351 del 2001 per cartolarizzare il patrimonio immobiliare pubblico e vendere gli edifici. Il ministro della Pubblica istruzione, Letizia Moratti, è consulente del gruppo americano Carlyle. La vendita è stata criticata per il prezzo basso e per il fatto che gli edifici storici vengano venduti a un fondo privato.
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