«Siracusa ha cancellato la propria identità fatta di tradizioni, memorie, storia, è kitsch e rigetta il proprio passato Siracusa tra pop e kitsch. Ecco l'opinione di Paolo Giansiracusa, storico dell'arte e noto intellettuale della nostra città. -Che cosa si intende per cultura popolare? «La cultura popolare è quella che nasce per strada, si sviluppa nelle piazze, si alimenta delle tradizioni domestiche, e in particolare privilegia le peculiarità del territorio sia in senso materiale che spirituale». -Da che cosa è caratterizzata la cultura di massa a Siracusa? «La cultura di massa a Siracusa non esiste, perchè la città non ha spazi per il confronto e ha perduto persino i luoghi espressivi della quotidianità. La delocalizzazione dei luoghi di commercio ha contribuito non poco a distruggere ciò che restava dell'anima popolare. La città è stata svuotata e spersonalizzata. Siracusa, per dirla in una battuta, ha perduto la propria identità, non ha un popolo, non ha cittadini. Lo si capisce anche dalla refrattarietà politica e dal disinteresse per le questioni pubbliche e di carattere sociale. Una città senza cittadini non può essere generatrice di cultura popolare: produce invece il kitsch, il rifiuto, l'inservibile». -Quindi, a volte il pop scade nel kitsch. Secondo lei, quanto e come ne è cosciente il siracusano medio? «Una città che ha cancellato la propria identità fatta di tradizioni, di memorie, di storia, è kitsch. Essa rigetta il proprio passato, non lo difende, non lo valorizza e non si adopera affinchè sia inserito nel circuito virtuoso della promozione economica e culturale. Quando il territorio e le strutture urbane si svuotano di ogni valore, possono produrre solo la spazzatura: così l'improvvisazione e l'ignoranza avanzano indisturbate. Il siracusano medio non ne ha consapevolezza, altrimenti farebbe sicuramente un passo indietro, correggendo gli errori compiuti. La consapevolezza appartiene allo stadio della presa di coscienza civile. Se così fosse non esisterebbe il kitsch». -Potrebbe fare un esempio di arte pop eo kitsch, tipico della nostra città? «A Siracusa tutto è all'insegna del cattivo gusto perchè non c'è cultura, non c'è sensibilità, non c'è buon senso. Mi dispiace dovere esprimere questo pensiero forte, ma farei un torto alla mia città se non fossi sincero. Esempi di cultura, arte e atteggiamenti kitsch non ne mancano, in tutti i campi dell'impegno civile. Penso agli spettacoli improvvisati, senza programmazione; penso alle continue mostre di dilettanti e artisti della domenica; penso al sorgere incontrollato di poeti e scrittori; penso anche alla mancata pianificazione in merito alla valorizzazione e allo studio dei beni culturali. Tale vuoto genera la cultura della spazzatura, dei rifiuti, di ciò che è inutile e dannoso. Un esempio per tutti di cultura kitsch: il restauro degli immobili storici senza destinazione d'uso. Pensare al contenitore senza il contenuto è come predisporre tante belle cornici per una pittura che non avrà mai luogo. Poi, anche chiudere il Teatro Greco alle 13, nei giorni festivi, è kitsch perchè significa considerare il monumento come un rifiuto, come una discarica da non visitare. Ma se proprio vogliamo cercare un'opera kitsch realizzata a spese della comunità, si potrebbe indicare la fontana di Piazzale Marconi. Un'opera senza contesto, senza rispetto del luogo e della storia della città. Un rifiuto in ogni senso, peraltro ritenuto tale dagli stessi amministratori che non ne curano la manutenzione».
Siracusa. Tutto all'insegna del cattivo gusto
Paolo Giansiracusa, storico dell'arte e intellettuale siracusano, critica la cultura popolare a Siracusa, che secondo lui è stata distrutta dalla delocalizzazione dei luoghi di commercio e dalla spersonalizzazione della città. La città è stata svuotata di identità e non ha un popolo o cittadini, producendo invece il kitsch e il rifiuto. Giansiracusa sostiene che il siracusano medio non è consapevole di questi problemi e che la consapevolezza appartiene allo stadio della presa di coscienza civile.
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