Erbacce nel parco di Caposoprano e da Palermo non arriva un centesimo per la manutezione Siti archeologici sommersi dalle erbacce e dall'incuria. In città non c'è convegno o incontro in cui non si senta dire che "la rinascita di Gela deve partire dalla valorizzazione dei suoi beni culturali". Vuota retorica se questi beni culturali resteranno come lo sono attualmente sepolti dal degrado e dall'indifferenza. L'anno prossimo Gela festeggerà 2700 anni dalla sua fondazione mentre i resti di quell'età gloriosa si sbriciolano giorno dopo giorno. E' il caso dell'emporio arcaico di Bosco Littorio. Da uno degli ambienti in mattoni crudi dell'emporio si sono staccati pezzi dell'architrave. Altre parti dell'emporio portano i segni di preoccupanti lesioni. All'emporio si accede dal cancello di via Mare. Abbiamo sperimentato che chiunque può entrare durante il giorno senza alcun controllo. La strada che porta alla zona degli scavi dell'emporio è disagevole, segnata da una fitta vegetazione spontanea. Le erbacce sono ormai a ridosso delle delicatissime mura e le loro radici si sa che danneggiano i mattoni crudi. All'altro ingresso non aperto al pubblico da via dell'Acropoli la strada verso l'emporio è una giungla. Qualcuno (riteniamo il personale della Forestale che ha una convenzione con il parco archeologico) ha provveduto a togliere un po' di vegetazione spontanea. Poca cosa rispetto alla "foresta" che resta da eliminare e per di più i rifiuti vegetali sono rimasti accatastati nell'area archeologica. Non va meglio al parco archeologico di Caposoprano, l'area delle mure Timoleontee. Lì i resti del quartiere ellenistico sono invasi da erbacce che ormai hanno preso il sopravvento mentre in alcuni tratti le mura di fortificazione presentano delle crepe. Se nei due siti archeologici più noti il degrado lo notano pure i ciechi, figuriamoci come vanno le cose nei siti meno noti. Da quando la Regione ha creato gli scatoloni vuoti dei parchi archeologici, parchi sulla carta, di fatto privi di fondi almeno per le manutenzioni e pulizia, quei siti hanno imboccato la strada di un pericoloso degrado. Ma c'è anche il fatto che i parchi non hanno personale per la custodia e per le piccole manutenzioni dei monumenti. Non hanno archeologi che sanno come e quando intervenire. L'archeologia in Sicilia sembra aver fatto mille passi indietro. I mattoni crudi per la loro delicatezza hanno bisogno d'estate di essere rinfrescati con nebulizzazioni d'acqua e se c'è una piccola crepa si può intervenire a sanarla prima che diventi profonda. Tutto questo non si fa più a Bosco Littorio da quando è nato il parco archeologico di Gela, Con il presidente di Archeoclub Nuccio Mulè impegnato a realizzare un dossier - denuncia da pubblicare sul sito web dell'associazione ci siamo recato un pomeriggio nell'area dell'ex scalo ferroviario, un sito che ha restituito preziosi reperti esposti al museo e che attende di essere scavato perchè lì ci sono i resti di un santuario. All'area che dovrebbe essere protetta si accede senza nessuna fatica. Il catenaccio del cancello non esiste più. All'interno della vastissima area troviamo cinque ragazzini che fumano e giocano. Ci sono rifiuti, cartacce, i resti di una carriola per la raccolta di cartacce. I vetri della struttura sono tutti distrutti ed anche la centralina per la luce. Danneggiati anche i pannelli del tetto da cui piove acqua. Accanto al sito archeologico c'è una discarica. E' inutile sperare che si possano avviare gli scavi. Non ci sono soldi neanche per l'ordinario. Quando chiedi al direttore del parco archeologico il perchè di tanta incuria l'architetto Salvatore Gueli allarga le braccia: da Palermo non arriva un solo centesimo. "Ma l'errore - dice il presidente di Archeoclub, Nuccio Mulè- sta nella legge con cui sono stati istituiti i parchi archeologici. Parchi sulla carta. Se poi non si assegnano le risorse per gestire almeno l'ordinario che se ne fa Gela del parco? Inoltre l'archeologia se non è seguita dagli archeologici è destinata a perire. Sto realizzando un reportage per l'ennesima denuncia ad una Regione che sembra sorda. Così facendo possiamo solo intonare il de profundis ai beni culturali". Mai come ora i siti archeologici sono stati in queste condizioni. Ma chi deve pulirli se il parco ha un solo addetto alle pulizie per tutti i siti? Di recente è stata siglata una convenzione con la Guardia Forestale ma non basta. Insomma Gela si è accorta ora che l'istituzione del parco archeologico così come è stata fatta dalla Regione non ha portato alcun beneficio. Si stava meglio quando si diceva che si stava peggio. E' vero che è tempo di crisi e di vacche magre e i beni culturali passano in secondo piano. Ma creare leggi (chiamate riforme) per complicare ancor più le cose è assurdo. Alle associazioni, alle istituzioni, a quanti si affannano a far passare il messaggio che "la rinascita di Gela passa attraverso i beni culturali" consigliamo di andarli a guardare da vicino i siti archeologici, di verificare se sono a misura di turista e soprattutto di impegnare gli sforzi a trovare una soluzione diversa dai fondi regionali che non arrivano per poter sfruttare il patrimonio archeologico. Di ribellarsi all'inerzia della Regione. Altrimenti sono sempre le solite parole trite e ritrite, il temino per mettere la coscienza a posto.