Uno dei motivi principali per cui è sbagliato pensare ad una supplenza privata dei compiti di tutela del patrimonio storico e artistico che la Costituzione assegna allo Stato, è che quest'ultimo può agire avendo come fine lo sviluppo della cultura e la promozione della persona umana, mentre i privati hanno quasi sempre un (legittimo) fine di lucro. Nel caso specifico, l'italiana Patrizia Nitti, che ha avuto l'idea e promosso l'iniziativa, è una brillante operatrice del marketing della storia dell'arte. Qualche mese fa, ha per esempio provato a farsi prestare un pezzo della Trinità di Masaccio (affresco delicatissimo) per esporlo in una mostra a Parigi, e in questi giorni sta cercando di 'spogliare' la Galleria Palatina di Firenze per allestire l'ennesima mostra sulla povera Artemisia, violentata in vita e in morte da una morbosità senza fine. È dunque legittimo chiedersi: il consorzio di imprenditori francesi Epadesa, che si sta muovendo sotto l'egida dell'Unesco, è un mecenate puro o è un investitore? E che relazione ci sarà tra ciò che con quei soldi si farà nell'area archeologica e ciò che la Regione e gli industriali campani pensano di fare nella delicatissima area circostante? Un documento dell'Unione industriali prospetta la realizzazione di «parcheggi, due stazioni ferroviari e terminal marittimo che vedrà la costruzione di una nuova Porta Marina (che richiama l'omonima porta presente negli scavi», oltre a vari stabilimenti termali (in stile 'pompeiano alla Las Vegas') e a ulteriori «strutture che offrono servizi rivolti alle diverse tipologie di segmenti turistici». Insomma, prima di brindare sarebbe bene capire se la pioggia di soldi si trasformerà presto in una incontrollata pioggia di speculazione e cemento.