Restauro superstar. Se ne rende perfettamente conto Francesco Gurrieri introducendo ieri a Villa Il Ventaglio, sede dell'Università internazionale dell'arte, l'anteprima del «Dizionario generale del restauro», di cui è ideatore e curatore. Con lui l'ex soprintendente dell'Opificio, Bruno Santi, che è il supervisore della ricerca. Sette sezioni, professionalità diverse con approcci diversi, un gran lavoro di omologazione e un linguaggio amichevole anche per i non specialisti. Un'opera nata per durare («almeno un paio di decenni, mi auguro», riflette Gurrieri), che compendia e riunisce perla prima volta l'intero spettro delle discipline del restauro. «Perché precisa un problema di conservazione implica sempre considerazioni contigue, da cui l'intervento non può essere estraniato». In gennaio la presentazione in pompa magna nella sede della Regione, che ha fortemente appoggiato il progetto, nel corso del 2012, l'uscita editoriale. Eppure anche lui le prime parole le riserva alla caccia, più o meno incruenta, che sotto i riflettori del mondo si sta svolgendo nel Salone dei '500. «E' un momento di particolare contraddizione, sono maturate posizioni polemiche intorno all'intervento sottocutaneo. Alcune improvvisate, altre etiche, perché anche nel restauro c'è un'etica. Ci siamo già passati nel '7778. Allora ricorda Gurrieri il restauro tirava, c'era un mecenate, mister Hammer, quello del codice, e un giovane ingegnere, nato a Firenze, che tornò dalla California con una novità, l'impiego della termografia». La ricerca finanziata da Hammer coinvolse la parete opposta a quella attuale, Guido Botticelli, a cui si deve il recente recupero di casa Vasari, all'epoca passò diverse notti col giovane Seracini nel salone dei '500. «Alla fine, per capire se c'era qualcosa, si decise di strappare l'affresco», rivela. Come rivela che pure nella propria abitazione Vasari aveva costruito dei tramezzi, che poi si erano nel tempo completamente staccati dal muro maestro. Insomma, un'intercapedine non deve di per sé celare qualcosa. Anche Santi non si sottrae, racconta come ieri mattina, spinto dalla curiosità, insieme all'ex direttrice della Biblioteca Nazionale Antonia Ida Fontana si sia arrampicato sui ponteggi. «L'intervento è molto curato, i punti sono stati aperti dove c'erano già lacune o crepe. Ecco, si vede che la pittura di Vasari non è propriamente affresco, ma quello che comunemente si definisce "bianco di calce"». Negli anni Settanta non si trovò Leonardo, ma si guadagnò un balzo tecnico che ha fatto fare passi da gigante alle scienze della conservazione. Tanto che anche il «Dizionario» riserva una ricca sezione alla «Diagnostica scientifico- strumentale». Ma Gurrieri porta pure un'altra bella notizia. Nel 2014 Firenze ospiterà la conferenza internazionale dell'Icomos (International council on monuments and sites). Referente Unesco, sede a Parigi, si tratta del più prestigioso organismo per la tutela e conservazione dei monumenti storici e dei siti mondiali. L'appuntamento mancava dal capoluogo toscano dal 1981.