Seracini e l'Opificio ormai «separati» in casa L'applicazione del metodo invasivo genera tensioni L'ingegnere avrebbe minacciato di lasciare la ricerca Scoperta un'area bianca con probabili tracce organiche Viene in mente la più celebre tra le battute di Eduardo: «a [sic] da passà a nuttata». Ecco, almeno fino al 10 dicembre, ogni sera nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, il tempo deve trascorrere... il più lentamente possibile, perché è di questo che c'è bisogno. Per cercare le tracce de La battaglia di Anghiari, oltre il muro affrescato da Vasari e l'intercapedine che divide le due pareti, viene usata una sonda con microcamera e punto luce in testa. Misura 4 millimetri di diametro e, per entrare nel muro, le basta un forellino di mezzo centimetro. Nonostante la risoluzione delle immagini sia altissima, si avanza un po' a fatica nell'intercapedine perché al di là dei mattoni della parete «vasariana», c'è della malta secolare che restringe l'intercapedine dove la sonda deve muoversi, scrutare, cercare. Questi sono problemi per così dire, tecnici, più che risolvibili. Ma la disputa che si sta delineando è ben altra e vede di fronte - da sempre - l'ingegner Seracini (direttore scientifico della ricerca) e i tecnici dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, chiamati a tutelare l'opera. La vexata quaestio è la scelta dei punti di ingresso della sonda nella parete affrescata, disputa teorico-filosofica su cui pesano anche i ritorni mediatici che queste scelte provocano. I tecnici dell'Opificio delle Pietre Dure - un po' per dovere e un po' per formazione - stanno dando il disco verde per penetrare nel muro solo in presenza «di fratture, vecchie stuccature e sollevamenti di colore» ha detto Marco Ciatti, direttore del laboratorio restauri dell'Opificio delle Pietre Dure della Fortezza. «La delicatezza dell'operazione - ha spiegato Ciatti - consiste nel saper contemperare le esigenze della ricerca con quelle della tutela dell'opera d'arte, trovare un giusto dimensionamento per evitare le accuse che in questi giorni ci hanno sommerso e che hanno generato polemiche. Qui, tra di noi, tra i nostri restauratori e Seracini, tra i tecnici del Comune e National Geographic c'è solo la prevalenza del buonenso. Per cui la sonda entrerà nel muro affrescato da Vasari solo dove ci sono fratture e cadute di colore». Secondo Ciatti, quindi, la ricerca dovrebbe seguire un percorso diverso da quello che si era immaginato l'ingegner Seracini, perché questi potrà verificare cosa c'è al di là dell'intercapedine solo nei punti indicati dall'Opificio e non in quelli che lui riteneva i più adatti per ottenere le prove dell'esistenza di tracce dell'affresco di Leonardo da Vinci. Ma Seracini non ci sta. Nella notte tra mercoledì e giovedì è stata indagata un'altra zona dell'intercapedine, più in alto e più centrale rispetto a quella della precedente nottata, ma sempre in corrispondenza di una piccola frattura del muro affrescato. I risultati sono stati più che incoraggianti. Si è vista una superficie liscia, bianca, con probabili tracce di materiale organico che però è stata contaminata dall'utilizzo di un trapano. Seracini invece vorrebbe fare dei carotaggi, estrarre strati di materiali per poterli analizzare separatamente. Ma questo per ora non è stato possibile. Così come, nella stessa sessione di indagine, Seracini avrebbe voluto inserire la sonda in un'area attigua (dove secondo lui ci potevano essere molte più probabilità di trovare tracce dell'affresco di Leonardo), ma non è stato possibile a causa dell'intervento dei tecnici dell'Opificio. Quello che si sta svolgendo ogni sera sul ponteggio nel Salone dei 500 non è quindi un'impresa basata sulla collaborazione, ma una vera e propria guerra fredda che tutti, per motivi diversi, tendono a negare. Invece è ormai conclamata la tensione. D'altronde il Ministero per i beni e le attività culturali ha dato il via libera alla ricerca in svolgimento sotto il controllo della Soprintendenza fiorentina (responsabile della tutela) affiancata dall'Opificio delle Pietre Dure, mentre Seracini vorrebbe piena libertà d'azione basandosi proprio sul documento ministeriale che dà il via libera all'operazione. Riteniamo che la notte appena trascorsa abbia portato al pettine questi nodi per i quali presto avremo delle risposte certe. E speriamo risolutive per la prosecuzione (o sospensione) della ricerca.