C'è tanta emozione, mista a rabbia e amarezza, negli occhi di Marcello La Scala, figlio dell'ultimo grande maestro carradore, Raffadele La Scala, comisano di nascita ma girgentano d'adozione. Un uomo a cui la città dei templi deve la sua tradizione del carretto siciliano. L'emozione, dicevamo, è quella di un figlio che ricorda con affetto la maestria del padre mentre ne scolpiva uno. La rabbia e l'amarezza è invece quella di non riuscirsi a rassegnare che quei gesti siano destinati a scomparire e con loro la tradizione del carretto siciliano. Quella di Marcello e della sua famiglia è una vera e propria battaglia, portata avanti da dieci anni, ormai, quando addirittura il padre era ancora vivo e aveva manifestato il desiderio che l'arte del carradore, la bellezza del carretto siciliano, fossero tramandate, se non come mestiere, almeno come cultura di un popolo. E' infatti ad un "museo del carretto siciliano" che ha sempre aspirato Marcello, avanzando proposta all'Ente Parco Archeologico Valle dei Templi, prima, con l'idea chiara anche della location perfetta, la rustica Casa Barbadoro; al Comune dopo e infine alla Provincia. «Dal Parco archeologico ho sempre ricevuto un rifiuto. Evidentemente i carretti siciliani non sono considerati di interesse turistico. Circa due mesi fa, ho inviato una bozza di progetto ai due Enti locali, ovvero Comune e Provincia, ma non ho ancora ricevuto risposta», racconta Marcello La Scala. E non se lo riesce proprio a spiegare perché da più parti non ci sia la volontà di realizzare una mostra permanente dei carretti siciliani del padre, iscritto al REI (Registro Eredità Immateriali) con il sigillo dell' Unesco, nello specifico Libro dei tesori umani viventi, la cui collezione è considerata ufficialmente tra i patrimoni da tutelare, la sua arte riconosciuta dall'assessorato regionale ai Beni Culturali e Pubblica istruzione. Un progetto, quello di un Museo tematico, che sembra più ambizioso di quanto non sia in realtà. «Mi piace pensare alla possibilità che un'esposizione permanente dei carretti e degli attrezzi necessari per la loro costruzione possa far parte di un percorso di visite guidate, in primo luogo di studenti delle scuole di ogni grado e poi anche di universitari, che contattano il sito dedicato a mio padre, (che intanto ha raggiunto 200.462 di visitatori), e ancora di turisti che visitano Agrigento. Non c'è più una mostra del vero carretto siciliano, che è la più grande tradizione che ha la nostra terra. Un'opportunità di rimpinguare le casse comunali di questa città che dovrebbe essere a vocazione turistica; un'opportunità di lavoro per coloro che del museo dovrebbero occuparsi», afferma Marcello. Inoltre viene ricordato che per combattere il turismo mordi e fuggi bisogna avere attrattive che facciano rimanere i turisti ad Agrigento per più giorni. Ciò nonostante, tutto quello che Raffaele La Scala, ha lasciato, oggi, lo si può visionare con delle visite guidate all'interno della villa La Scala, a pochi passi dalla Valle dei Templi di Agrigento. Una mostra che gode di uno splendido scenario, indubbiamente, che vanta la più adatta delle guide, la famiglia La Scala, ma che non rende giustizia a tutto quello che del carradore e della sua arte potrebbe essere tramandato ai giovani, come avverrebbe in un museo pubblico. Infatti non è inserito nei circuiti turistici internazionali. In tanti hanno definito Raffaele La Scala, come un artista capace di trasformare la materia in arte, di far diventare cultura, materiali come legno e ferro; un abile cantore della tradizione e della civiltà siciliana. Ma il ricordo più bello, ce lo regalano le parole, lo sguardo e la gestualità del figlio Marcello: «Un bambino, orfano di padre, che a sei anni viene mandato dal nonno a imparare un mestiere, quello del carradore, in una delle importanti botteghe di Comiso, che hanno reso famoso il ragusano proprio per la fattura del carretto siciliano. Un giovane che ha portato quest'arte ad Agrigento, nel '46, spinto da quei Girgentani che a Comiso andavano ad acquistare i carretti. Un padre che ha saputo trasferire al figlio l'amore infinito per una civiltà che non c'è più, per i valori umani e artistici delle botteghe di un tempo. Un nonno che ha saputo far immaginare ai nipoti le storie di vita che si nascondono dietro ogni singolo carro». Di fronte all'indifferenza burocratica, Marcello adesso confida in una collaborazione privata. Ha pensato alla fondazione AGireinsieme, con cui spera di poter far rivivere e tramandare ad Agrigento, la storia d'amore di Raffaele La Scala per il carretto siciliano, la storia d'amore per suo padre e per l'immortalità dell'arte, in quella città d'arte, definita un tempo "la città degli immortali". Sa che questa fondazione ha fra i suoi scopi quello di far emergere le eccellenze agrigentine. In questo contesto quindi, il lavoro di Raffaele La Scala è sicuramente
Agrigento. Tra arte e turismo
Marcello La Scala, figlio dell'ultimo grande maestro carradore Raffaele La Scala, è in battaglia per tramandare la tradizione del carretto siciliano. Ha avanzato proposte per un "museo del carretto siciliano" all'Ente Parco Archeologico Valle dei Templi, ma non ha ricevuto risposta. Il padre, iscritto al REI e riconosciuto dall'Unesco, ha lasciato una collezione di carretti siciliani che potrebbe essere esposta in un museo. Marcello vuole creare un percorso di visite guidate che includa la mostra permanente dei carretti e degli attrezzi necessari per la loro costruzione.
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