Solo quattro archeologi per il porto dei Cesari Agli scavi di Ostia Antica non si scava più. Da quando nel 2010 il personale della soprintendenza ai beni archeologici del sito ostiense è stato accorpato a quello di Roma la situazione è peggiorata e gli addetti, ormai stanchi delle promesse non mantenute, sono ora sul piede di guerra. Da qualche giorno, vicino all'ingresso della più grande area archeologica d'Italia dopo Pompei, accanto ai cartelli di benvenuto e a quelli che informano i turisti, campeggiano i manifesti di protesta. «Eravamo centocinquanta dipendenti, ora siamo novanta - dichiara Ciro Borrelli, coordinatore del settore Sorveglianza all'interno della zona archeologica e portavoce dei lavoratori - I problemi sono molti e fatichiamo ad offrire ai visitatori un servizio all'altezza delle aspettative. Se continuiamo così gli scavi archeologici chiuderanno». In effetti le premesse per giungere ad un punto di non ritorno ci sono tutte. Dal 2006, anno in cui è andata in pensione Anna Gallina Zevi, il posto di soprintendente è vacante. Per tamponare la situazione la sede centrale di Roma invia da allora supplenti che restano però solo pochi mesi, insufficienti secondo i dipendenti, per predispone un piano d'azione adeguato alle molte problematiche. «Dal 2009 siamo commissariati e con la caduta del governo abbiamo dovuto dire addio anche ai quattro milioni di euro che ci erano stati promessi - continua Borrelli - Ormai il personale operativo, esclusi sorveglianti e impiegati amministrativi, è ridotto a quattro archeologi, due restauratori, due operai e un giardiniere. Così non si può andare avanti». Ormai gli interventi degli archeologici si limitano alle chiamate del comune prima di effettuare lavori stradali, come accaduto di recente in via Ostiense e via Evans.
Ostia Antica. Tagliati 4 milioni e il 40 dei dipendenti. Dal 2006 manca il Soprintendente
Gli archeologi di Ostia Antica, un sito archeologico in Italia, sono in sciopero per protestare contro le promesse non mantenute dalla soprintendenza ai beni archeologici. Da quando il personale è stato accorpato a quello di Roma, la situazione è peggiorata e gli addetti sono stanchi delle promesse non mantenute. I manifesti di protesta sono stati appesi vicino all'ingresso della zona archeologica. I dipendenti sostengono che gli scavi archeologici chiuderanno se non si trova una soluzione. La situazione è peggiorata dopo la caduta del governo e la mancanza di fondi. Ora ci sono solo quattro archeologi, due restauratori, due operai e un giardiniere.
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