La città che crolla Chiusa la galleria, pericolo per i visitatori e per le opere esposte Il presidente Sciarelli: «Questo luogo appartiene a tutta la città non può essere abbandonato» Il direttore Cassese: «Siamo in trincea per tutelare arte e cultura Meritiamo rispetto» «Perché non è aperta anche l'altra sala delle esposizioni?»: la domanda, lecita, è scritta a caratteri cubitali sul quaderno dei visitatori della collezione Palizzi. La risposta, imbarazzante, arriva con tono sommesso dai dipendenti dell'Accademia di Belle Arti: «C'è una infiltrazione. Lì dentro piove, l'ingresso è vietato, non si sa quando riaprirà». Non c'è pace per l'Accademia che nel giro di quattro mesi s'è ritrovata in un vortice di guai e problemi tutti direttamente collegati alla (scarsa) manutenzione dell'edificio: durante l'estate si verificò il crollo dei cornicioni esterni che impose la protezione delle facciate; con le prime piogge si sono amplificati i danni delle infiltrazioni ed è stato necessario chiudere la galleria principale. «Sembra che il lungo lavoro svolto con entusiasmo e passione in questi ultimi anni venga smantellato con inusitata violenza - dice con grinta il direttore dell'Accademia, Giovanna Cassese -. Abbiamo cercato di restituire questo luogo alla città invitando i visitatori a condividere il nostro mondo e le opere che custodiamo; abbiamo cercato di renderlo confortevole e accogliente. Poi succede che cominciano a venire giù i cornicioni, a spaccarsi i cassettoni dei soffitti: e i passi in avanti vengono cancellati». Prima di andare avanti, dobbiamo mantenere una promessa fatta a docenti e personale dell'Accademia e precisare con chiarezza che i luoghi frequentati dagli studenti sono assolutamente sicuri e privi di rischio: «E' importante soprattutto per rassicurare chi frequenta questo luogo», sorride il direttore. Fatta la precisazione, torniamo all'allarme. Le infiltrazioni hanno aggredito la sala che custodisce i tesori grandi dell'Accademia, quella dove sono esposti i Ribera, i Mania Preti, i Pitloo, ma non c'è nessun intervento in atto per fermare l'invasione dell'acqua e dell'umidità. E qui la vicenda diventa complessa perché la proprietà e la responsabilità degli interventi sull'edificio vanno ricostruite con pazienza: «La struttura appartiene al Demanio - spiega il professor Sergio Sciarelli, presidente dell'Accademia - e gli interventi dovrebbero essere a cura del Provveditorato alle opere pubbliche. Però per lunghi anni qui è stata ospitata una scuola per cui una parte degli oneri di manutenzione è rimasta alla Provincia». La situazione è stata risolta in maniera salomonica: siccome bisogna rifare quattro facciate per un totale di 2 milioni e mezzo di euro, due lati saranno a carico del Provveditorato alle opere pubbliche e due a carico della Provincia. E le infiltrazioni? «Su quelle non c'è ancora nessun segnale - allarga le braccia il presidente Sciarelli - ma del resto anche sui lavori all'esterno non ci sono segnali. Abbiamo chiesto con insistenza la data d'inizio degli interventi: la risposta è sempre la stessa "non abbiamo i soldi". Mentre l'edificio continua a dare segni di cedimento». Insomma, quel muro di tubi innocenti che vedete attorno al palazzo dell'Accademia di Belle Arti, lungo via Costantinopoli, è lì da quattro mesi solo per evitare che i calcinacci finiscano sulla testa dei passanti: nessun operaio l'ha mai frequentato. I ladri, invece, l'hanno esaminato, l'hanno scalato, e l'hanno trovato decisamente utile per infilarsi dentro l'Accademia. I furti sono all'ordine del giorno: negli ultimi due mesi ce ne sono stati due. In entrambi i casi sono entrati negli uffici e hanno portato via attrezzature e computer. Il primo furto venne raccontato pubblicamente, il secondo solo alle forze dell'ordine: «Non vogliamo che si sparga la voce che qui dentro facile entrare», dice sottovoce il direttore Cassese. Ma tanto la voce s'è già sparsa. E i vertici dell'Accademia accolgono con un sussulto ogni trillo del cellulare: potrebbe essere l'allarme automatico che protegge le opere d'arte. II palazzo dell'Accademia di Belle Arti è finito nel novero degli edifici che il Demanio mette in vendita. Per comprare lo storico complesso che ospitava il convento di San Giovanni delle Monache basta poco: «Occorrono otto milioni di euro», spiega Giovanna Cassese che avrebbe anche in mente di proporre ai vertici amministrativi l'acquisto del palazzo ma sa che, per adesso, i fondi non ci sono. «Per noi l'importante è conservare la dignità di questo luogo - spiega, rasserenandosi, il direttore - vogliamo che sia accogliente per chi studia e che venga frequentato dilla città. Nelle domeniche in cui restiamo aperti ai visitatori vengo io stessa a fare la guida, e come mela professoressa Aurora Spinosa. Lo facciamo per amore della città e dell'arte. E pure il personale si impegna anche nei giorni festivi con entusiasmo e a costo zero. Noi cerchiamo di mettere in moto un circolo virtuoso ma se piovono acqua e calcinacci sulle nostre teste non possiamo farci nulla».
Napoli. Allarme alle Belle Arti piove su Ribeira e Pitloo
La galleria principale dell'Accademia di Belle Arti è stata chiusa a causa di infiltrazioni d'acqua e cedimento strutturale. Il direttore Giovanna Cassese ha dichiarato che la struttura è stata abbandonata e che il personale si è ritrovato in una situazione difficile. La sala delle esposizioni è stata chiusa a causa di infiltrazioni e il direttore ha affermato che non c'è nessun intervento in atto per fermare l'invasione dell'acqua e dell'umidità. La proprietà dell'edificio appartiene al Demanio e gli interventi dovrebbero essere a cura del Provveditorato alle opere pubbliche, ma la Provincia ha contribuito con una parte degli oneri di manutenzione per lunghi anni.
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