Dalle guide «app» per cellulare alle ultime frontiere del restauro. Il Salone dei Beni culturali di Venezia Istituzioni pubbliche e privati in «mostra», un indotto in Veneto di 16 miliardi con 336mi1a occupati. Tra i nuovi espositori, l'Istituto per le Ville Venete. Pubblico in calo Il salone in numeri 13mila metri quadrati di esposizione, 150 espositori tra aziende pubbliche e private provenienti dall'Italia e dall'estero. Filoni Tre le macrosezioni tematiche: il restauro, i beni e il turismo culturale e l'innovazione tecnologica L'indotto 16 miliardi di indotto nel Nordest e 336mi1a occupati di cui, solo a Venezia 2.340 eventi culturali con 13.769 giornate, 163 organizzatori e 215 luoghi coinvolti. La prima cosa che ti accoglie, una volta entrati, è il freddo. Sono ampi, i padiglioni 107 e 108 del Vtp (Venezia terminal passeggeri) e quasi ci si perde nella gimcana di espositori (150 in tutto), che occupa tutto il primo piano: dalle grandi istituzioni (la Fondazione Musei Civici, la Fondazione Biennale, ma anche le Università veneziane e la Regione Veneto) alle chicche più piccole, che solleticano l'occhio con proposte curiose di «tecnologia della cultura». Ci sono le guide alle città d'arte app mobile, di Arte.it; ma anche il sistema di prosciugamento dell'umidità dai manufatti di BioDry, i progetti di restauro dell'Aquila, pensate dagli studenti di Iuav, e quelli attivati dal Mibac presentati in monitor dotati di touch screen. Solo che almeno nel giorno dell'inaugurazione (il Salone rimarrà aperto fino a domani, programma su http:www.bbccexpo.it), il pubblico si è fatto attendere. Sarà che per la prima volta l'ingresso è a pagamento, sarà che, dietro all'architettura del XV Salone dei Beni culturali c'è, per la prima volta, una volontà precisa di ripartire da zero coinvolgendo soprattutto gli «addetti ai lavori» per stringere contatti e produrre riflessioni per il Veneto culturale del futuro. Ma tant'è. «Un salone "chiuso" mette a confronto gli operatori del settore - spiega Marino Zorzato, vicepresidente della Regione Veneto - è finito per il Veneto il tempo del boom economico delle imprese oggi dobbiamo sfruttare l'argomento cultura, conteggiandone 'l'indotto". Un progetto generale, va ammesso, finora è mancato. Ma bisogna cominciare a dargli corpo, altrimenti il Veneto rischia di fallire». Lo sanno bene gli espositori del XV Salone BBCC, per nulla stupiti dal «silenzio» del pubblico. E lo sanno bene, soprattutto gli organizzatori, e Giorgio Gianighian, nuovo coordinatore scientifico del salone, che all'interno dell'Expo ha fatto confluire soprattutto «spunti» per occasioni di confronto e incontro per gli «addetti ai lavori» nei dibattiti che scandiranno a ritmo serrato le tre giornate. Da «Venezia e il Nordest capitale della cultura 2019» (sabato 3 alle 10 in Sala Tiepolo), a una riflessione sul valore del territorio e del «paesaggio», grande new entry del Salone di quest'anno (oggi alle 10 in Sala Tiepolo) fino al via alle danze per le celebrazioni dei 50 anni del Premio Campiello, con la presentazione di Non tutti i bastardi sono di Vienna di Andrea Molesini (oggi alle 10 in Sala Tiziano). Tra le novità, la presenza dell'Istituto Regionale per le Ville Venete. Sono un patrimonio ma anche un business - spiega Giuliana Fontanella, presidente dell'Istituto si arriva a 6omila visitatori l'anno per quelle più gettonate». Conservazione, dunque, ma non solo. Perché sedi indotto si vuole parlare, almeno a grandi linee (e soprattutto per fare l'occhiolino così alla partecipazione attiva delle imprese al progetto) il fatturato complessivo del settore della produzione culturale veneta raggiunge cifre da record. Circa 16 miliardi di indotto nel Nordest e 336mi1a occupati. Basti pensare che nel corso del 2010, si sono svolti, nel solo Comune di Venezia, 2.340 eventi culturali con 13.769 giornate,163 organizzatori e 215 luoghi coinvolti: il 67,9 nel centro storico di Venezia, il 27,6 in Terraferma A convincersi che sia quella la strada da seguire, insomma, ci vuole davvero poco.