Premio Lum, II edizione. Lo studio di Nomisma sui beni artistici sarà presentato domenica a Bari . La II edizione del Premio Lum per l'arte contemporanea chiude domenica i battenti e prima del congedo consegna alla città una riflessione articolata sul tema della committenza. Oggi infatti a partire dalle 16.30 nel Teatro Margherita si discute sull'argomento partendo dal «Rapporto 2011 sul mercato dei beni artistici», redatto dall'istituto di studi economici Nomisma insieme all'Università Lum Jean Monnet. A presentarlo Guido Candela dell'Università di Bologna e Antonio Salvi della Lum e a seguire una tavola rotonda, moderata da Vito Labarile (responsabile del premio Lum), sul tema «Arte e committenza in Italia» con eterogenei esponenti del sistema dell'arte contemporanea. A rappresentare il fronte istituzionale ci sarà Pierpaolo Forte, neo presidente del Madre di Napoli, per quello privato Maurizio Morra Greco, presidente dell'omonima fondazione napoletana, per le banche, Domenico Filipponi, art advisor di Unicredit, e infine per la ricerca accademica Francesco Moschini, neo segretario generale dell'Accademia San Luca di Roma. Molti i nodi da sciogliere, dunque, sullo sfondo di uno scenario che vede ormai l'arte contemporanea come una delle potenziali voci trainanti dell'economia, nonostante il settore sia sempre meno sostenuto dai finanziamenti pubblici. Che fare dunque? Quali le strade possibili per attuare delle buone pratiche amministrative anche alla luce degli impietosi tagli alla cultura? Quali le collaborazioni tra pubblico e privato nel campo delle arti contemporanee che in Italia, vedi il caso Torino, hanno condotto a risultati soddisfacenti e meritevoli di essere replicate? Intanto è necessario fare chiarezza sui singoli ruoli che ognuno degli attori del sistema deve mantenere. Per esempio, ci anticipa Pierluigi Forte, bisogna distinguere tra le istituzioni che hanno una vocazione museale e quelle che invece sono più prossime al mercato. I musei, pertanto, vanno preservati dal mercato in quanto devono servire a consolidare interessi generali, ad alimentare una sistemazione teorica delle vicende artistiche e un dibattito collettivo. Di contro, fondazioni private e gallerie possono invece ritagliarsi altre priorità come ricercare talenti emergenti, esplorare territori ancora in formazione. Possono interagire con il settore istituzionale, anche con forme miste di gestione finanziaria, ma con cautela per non correre il rischio di influenzare il mercato. Tuttavia, se oggi pubblico e privato fanno oggi i conti con un tragico stato di salute dell'economia , resta il fatto che proprio in un'epoca di incombente rischio «default», le politiche culturali devono assumere una rilevanza crescente. Sarà sufficiente allora conciliare innovazione e produzione culturale per garantire la crescita del territorio? E inoltre, i diversi protagonisti agiranno in sinergia o saranno antagonisti? Domanda da un milione dollari, salvo svalutazioni, per una città che si appresta a varare, si spera, un progetto di parternariato pubblico privato per il suo Bac, il museo di arte contemporanea, nonchè linfa rigenerante per un contesto ancora fiacco in materia o perlomeno non ancora inserito a pieno titolo nel circuito dell'arte contemporanea di serie A.