Tesori a rischio. Dal caso della dea di Aidone al "sacco" di Morgantina. Adesso i tombaroli scavano muniti di metal detector I predatori del nostro passato non pagano dazio. Nessuno dei 69.000 detenuti italiani è in cella per furto di opere d'arte. Nelle prossime settimane dovrebbe approdare in Cassazione il processo a Giacomo Medici, il trafficante internazionale già condannato a 10 anni in primo e secondo grado e che nel suo deposito di Ginevra aveva una impressionante collezione di reperti antichi. Ma sarà difficile che finisca in galera anche a causa della tarda età. Oggi i tombaroli, ricettatori e trafficanti d'arte rischiano al massimo multe ridicole da 775 a 38 mila euro. E non si sa più nulla del disegno di legge dell'ex ministro Galan che voleva raddoppiare le pene da 3 a 6 anni. Gian Antonio Stella sul «Corriere della sera» scrive che il sito Internet che riporta «le opere di particolare rilevanza tra i Beni culturali illecitamente sottratti ha un elenco di 5295 opere che hanno arricchito il mercato clandestino». In sostanza, non si sa bene perché, tombaroli e trafficanti d'arte hanno un trattamento particolarmente favorevole da parte del Codice penale, come se fosse un reato che non suscita allarme sociale. L'Italia ha il 60 dei beni culturali mondiali e la Sicilia ha il 40 di questo 60, ne consegue che nella nostra Isola tombaroli e trafficanti hanno fatto da secoli affari d'oro. C'è stato un tempo in cui bastava scavare la terra a mani nude per fare affiorare vasi, terrecotte, monete, medaglioni, spade. Poi sono arrivati i metal detector e la razzia si è diffusa anche tra persone altolocate come professori universitari, studiosi, manager che provavano il brivido di trasformarsi di notte in Indiana Jones. A Catania alcuni di questi tombaroli dilettanti sono finiti sotto inchiesta, ma poi tutto è finito nei cassetti. L'esempio classico è la dea di Morgantina trafugata negli anni 80, tagliata in tre pezzi e ceduta a un affarista gelese, che poi la rivendette a quel gallerista di Ginevra, appunto Giacomo Medici. Poi passò a un altro gallerista londinese fino a quando la grande statua non venne venduta al Paul Getty museum per 20 milioni di dollari. E Marion True, l'ex dirigente del Getty responsabile del settore «arte mediterranea» ammise che in effetti c'era il sospetto che si trattasse di un'opera trafugata. E' stata processata, se la cavò, ma non con i suoi dirigenti che la esonerarono per avere comperato un'isola greca con l'aiutino di un trafficante d'arte che faceva affari con il Getty. Se si mettessero insieme tutti i pezzi trafugati faremmo il più grande museo del mondo: la dea di Morgantina, gli acroliti, pur essi di Morgantina che si trovavano nel salotto del gioielliere di New York Maurice Tempelsman, ultimo compagno di Jacqueline Kennedy, il tesoro di 15 pezzi d'argento che erano esposti al Metropolitan museum e tanti altri reperti che hanno arricchito i musei americani. Ora è stato ritrovato in Portogallo il vaso di Efronio. Se ci fate caso, provengono per la maggior parte dal centro della Sicilia, nel territorio tra Enna e Caltanissetta e soprattutto da Aidone a cui sono stati restituiti dea, acroliti e argenti. Qualcuno sostiene che sarebbe stato meglio lasciarli nei musei americani, ma sarebbe come se io fossi autorizzato a rubare un diamante per metterlo al collo di mia moglie in modo che tutti lo ammirassero. Ancora dobbiamo convincerci che trafugare reperti archeologici è un reato grave. Se i visitatori del piccolo museo di Aidone sono pochi a causa della difficoltà di accesso al paese, almeno quei pochi potranno apprezzare il contesto dove quei capolavori furono fatti migliaia di anni fa. E poi quando sarà riaperta la Villa romana di Piazza Armerina a pochi chilometri di distanza quei visitatori diverranno molti di più. Ora in Sicilia c'è un reparto del Nucleo dei carabinieri che hanno il compito di combattere tombaroli e trafficanti, ma hanno un lavoro duro perché soprattutto al centro della Sicilia ci sono zone dove si trovano ancora reperti preziosissimi, come a Montagna di Marzo, e controllare un territorio così vasto non è semplice. Per intanto sarebbe il caso che il nuovo ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi rimettesse sul tavolo il vecchio disegno di legge di Galan in modo che i trafficanti finiscano in galera. LA LEGGE Oggi al massimo tombaroli, ricettatori e trafficanti d'arte rischiano multe ridicole (da 775 a 38.734,50 euro). È fermo il disegno di legge per raddoppiare le pene da tre a sei anni. NESSUNA CONDANNA. Nessuno dei 69mila detenuti italiani è in cella per avere rubato un quadro, scavato una tomba IL TOMBAROLO. Nelle prossime settimane dovrebbe arrivare in Cassazione il processo a Giacomo Medici, noto trafficante internazionale, già condannato in primo e secondo grado. In un deposito a Ginevra aveva centinaia di pezzi e le foto di uno scavo in una villa pompeiana. L'ipotesi che vada in cella resta comunque remota con le leggi attuali