Battaglia di Anghiari: dopo la conferma dell'esistenza della discontinuità tra i due muri, Seracini rivela: «C'è una colorazione di fondo, come si fa con le imprimiture dei dipinti, lo strato di preparazione. Sembra color mattone» Lontano dai flash dei fotografi e dai discorsi utili più a soddisfare le smanie di protagonismo di taluni «attori» che a rivelare scoperte scientifiche di livello, l'ingegner Maurizio Seracini ci ha raccontato queste prime ore di ricerca «vera» delle tracce de La battaglia di Anghiari, l'affresco che si celerebbe al di là del pannello sud, affrescato da Vasari, sulla parete est del Salone dei 500, e al di là dell'intercapedine «scoperta» grazie al georadar lo scorso agosto, e confermata nella notte tra martedì e mercoledì grazie alla sonda con microcamera. E se il sindaco di Firenze, che di queste cose non pare proprio esperto, spera «che La battaglia di Anghiari ci sia», in maniera più scientificamente corretta Seracini ammette di voler fare prima di tutto una ricerca inappuntabile, sotto ogni punto di vista. Ingegnere, avete inserito la sonda nella frattura del muro, pur essendo al corrente che questa non corrisponde all'arca dove dovrebbe trovarsi l'affresco di Leonardo. Perché? Si sapeva già che lì non ci poteva esser nulla. Lì non doveva esserci nulla, perché secondo tutti i dati che abbiamo rilevato, quella era una parte di muro adoperata per fare una scala. Chiamiamola "prova generale" ed è stato tuttavia importante mettere a punto tutto e penso che da oggi in poi (ieri, ndr) si faccia con un altro spirito, ma anche con un'altra velocità. Abbiamo fatto una sola intrusione. L'intercapedine l'abbiamo vista, è piccola, molto piccola e non è che da lì si va molto lontano. Ci si sposta di poco e tanto basta per capire che questa intercapedine normalmente non la ritrovi fra due muri. Quando ha inserito la sonda ha provato emozione? No, ero troppo concentrato esclusivamente a capire cosa si vedeva, a non fare errori. Anzi mi volevo liberare di qualsiasi emozione per essere oggettivo e non vedere cose che magari non ci fossero. Cosa ha visto esattamente? Per ora ho visto, anzi lo sto ancora studiando, che al di là del muro di Vasari c'è una superficie scabra, ruvida, che sembrerebbe avere chiazzature qua e là di materiale che ancora non abbiamo potuto prendere e quindi identificare e caratterizzare. E poi non escluderei che si potrebbe trattare di una superficie colorata, ma non pigmentata. Piuttosto come una colorazione di fondo, come si fa con le imprimiture dei dipinti, lo strato di preparazione. Sembra color mattone, coccio pesto, ma è ancora troppo presto. Si sta cercando di capire, che significa prendere, analizzare, canalizzare Non voglio essere né ottimista né pessimista, voglio credere a quello che veramente c'è e posso dimostrare. Il Ministero ha dato autorizzazione solo per la frattura o potete procedere anche altrove sulla parete? Con un minimo di buonsenso si cerca di bilanciare quello che è problema di conservazione, e quindi di possibile utilizzo di questo cosiddetto degrado per fare saggi e non lasciare zone potenzialmente importanti del tutto inesplorate. Quanti saggi pensa di fare? Veramente non so. Il numero tale in modo da poter dire almeno ci abbiamo provato. Spero almeno una decina. Quando fa un saggio sa più o meno cosa va a cercare? Sì. E soprattutto so a che profondità cercarlo. Si sta parlando di una profondità media da 17 a 18 centimetri senza l'intercapedine. In questa ci si muove agevolmente con la sonda? Per niente. Come avevo previsto, ci sono diversi punti di attacco, non è una cavità dove si infila e si esplora... Come del resto avevo sempre detto. L'apporto dell'Opificio? Secondo me stanno facendo un ottimo lavoro, si sta lavorando tranquilli, senza alcun attrito, senza difficoltà; la soprintendente Acidini viene a vedere, a parlare con noi, si è creato un buon equilibrio. Secondo me all'inizio intorno all'ambiente c'erano un po' di pregiudizi; ora obiettivamente non c'è alcun problema. Un po' di rammarico per non aver potuto usare lo scanner ad attivazione neutronica, che avrebbe significato effettuare una ricerca non invasiva? Beh sì. Ma non solo per questo progetto. Si tratta di un'occasione perduta perché avrebbe messo a disposizione della comunità scientifica un'attrezzatura portatile che certamente si potrebbe usare in molte altre occasioni per cercare tanti altri capolavori. Tuttavia non vuol dire che questa è finita, ma solo rimandata. Il cambiamento di tecnologia non è frutto della fretta? Con l'indagine invasiva l'affresco di Vasari rischia o no? Penso che ci sia un grosso equivoco che si tira fuori quando ci fa comodo. Invasività è una parola che diventa soggettiva quando si parla di opere d'arte. Il restauro di per sé è invasivo, se si parla di non invasività si dovrebbe cancellare qualsiasi tipo di restauro. Diciamo che avendo a disposizione una strumentazione che ci dà di più e di meglio di un'altra tecnologia di solito si sceglie quella. In questo senso mi dispiace che non si sia potuto fare. Il punto semmai è un altro: trovando la dimostrazione obiettiva che c'è il colore, c'è quindi una traccia di Leonardo, noi si lavora sui millimetri quadri e allora ci chiediamo: quanto ne è rimasto? E come si fa a dirlo? Questo è il rammarico, che si usa una tecnologia che una risposta non ce la potrà dare, mentre ci potrà dare la risposta se c'è traccia oppure no. Le misure del Vasari sono circa 12x8 metri e lo spazio utilizzato da Leonardo al suo interno, se si sta parlando di un pezzo unico e non frammentario, al massimo potrà essere un 4,5x4 oppure 4,5x3,5. C'è un rapporto di 1:15 più o meno. Chiaramente ci vuole anche un po' di fortuna utilizzando questa tecnologia, perché si tratta di fare un piccolissimo saggio in una superficie molto vasta per cercare qualcosa che ci auguriamo sia integro perché magari è frammentario. La sonda ha un'ottima telecamera, luce sufficiente, si vede bene, si possono prendere dei campioni, anzi lo stiamo già facendo e i frammenti estratti li mandiamo ad analizzare in laboratorio, così come abbiamo capito, come previsto, che all'interno dell'intercapedine circola l'aria. Come tecnologia abbiamo veramente tutto, ma non ci aspettiamo miracoli. Se abbiamo sfortuna andiamo a prendere due o tre punti a tre o quattro centimetri dalla zona giusta. Se non troviamo nulla, e vogliamo essere oggettivi, non vuol dire che non c'è nulla: significa che per quello che abbiamo potuto fare non si è visto. Il 13 dicembre terminate? No, proseguiamo almeno per un'altra settimana.