Secondo qualcuno con la cultura non si mangia, ma i dati relativi alle attività ad essa connesse - di cui Venezia si propone fra oggi e sabato come vetrina e laboratorio, con la 15 edizione del suo Bbcc Expo Salone dei beni e delle attività culturali e del restauro - smentiscono decisamente l'assunto. Ammonta infatti a 68 miliardi di euro il fatturato complessivo del settore della produzione culturale e creativa, con un milione e 400mila posti di lavoro, pari al 5.7 dell'occupazione nazionale; il Nordest contribuisce a queste cifre per quasi il 25 (16 miliardi di e 336mila occupati). «Comprendiamo in queste cifre - spiega il professor Pier Luigi Sacco, docente di economia della cultura allo Iulm, che ci fornisce questi dati - le industrie culturali come il cinema, la radio-televisione, l'editoria, la musica e i video giochi, e le imprese creative, dalla progettazione architettonica alla comunicazione, dal design alla moda, con l'aggiunta della gestione del patrimonio storico-artistico (i biglietti dei musei), e dello spettacolo dal vivo. Inutile sottolineare la miopia - prosegue lo studioso, autore di "Italia reloaded - Ripartire con la cultura" - di chi continua a dire che per la cultura non ci sono risorse. Oltretutto in questi settori si concentrano l'innovazione e gli elementi del nuovo modello di crescita di cui abbiamo bisogno». Il Veneto, in questo ambito, si segnala come regione ricca e vivace, ma carente di strategia, e con «l'irresistibile tendenza ad avanzare in ordine sparso. E questo si paga». Qualche altra cifra in merito la fornisce l'annuario statistico della Regione, aggiornata al 2009: da qui si ricava che la totalità delle tipologie di intrattenimento producono annualmente un'offerta di 256mila spettacoli (dal cinema, ai concerti, ai... piano bar), a cui corrispondono 24 milioni di ingressi. Se confrontiamo i dati relativi alla percentuale di spesa per ricreazione e cultura, sul totale delle spese sostenute, scopriamo che a fronte di una media annua europea di 9,4 e italiana di 6.9, il Veneto si colloca su un dignitoso 7.8 (dietro Emilia e Piemonte) e il Friuli sul 7.3. Tutto questo ha però delle implicazioni ben maggiori del mero ritorno economico immediato, come spiega un altro economista come Giorgio Brunetti, professore emerito della Bocconi e autore di vari studi sulle ricadute economiche della cultura nel territorio e sulle imprese: «Gli studi più recenti, come quelli di Michael Porter, hanno evidenziato che è la società nel suo insieme, in particolare nelle sue componenti culturali, a produrre valore per l'impresa, arricchendone il marchio». In sostanza è come se acquistando un prodotto realizzato nel Veneto il cliente internazionale comprasse un pezzetto di identità della nostra regione, senza naturalmente consumarla. Per questo Brunetti auspica più coinvolgimento degli imprenditori veneti nella promozione della cultura. Per intanto i nostri industriali si tengono stretto il Premio Campiello, che presenteranno domani alle 10 al Salone, con l'ultimo vincitore, Andrea Molesini. E sempre domani il Comune di Venezia presenterà i risultati di una ricerca su come l'organizzazione di eventi riesca a modificare e qualificare i flussi turistici a Venezia, che per il 2011 supereranno i 24 milioni.