Presentata ieri la conclusione dell'intervento al Ducale e al Ponte dei Sospiri Orsoni e Codello polemici: «Oggi non c'è altro modo per finanziare i lavori». Maxipubblicità sui ponteggi dei monumenti sì, fino a quando non si troverà un altro modo per finanziare gli indispensabili interventi di restauro su di essi, in assenza di fondi pubblici, come avviene attualmente. Fronte compatto quello del sindaco Giorgio Orsoni e della sovrintendente ai Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia Renata Codello, che ieri hanno presentato nel Salone del Piovego assieme all'architetto Alberto Torsello, in rappresentanza dell'impresa Dottor, che ha eseguito i lavori - la fine dei restauri che hanno interessato per tre anni la facciata del Ducale che dà sul rio della Canonica e il Ponte dei Sospiri. Entrambi ricoperti, appunto, di maxi-pubblicità sui ponteggi (ora finalmente scomparse) per finanziare l'intervento, poi completato grazie anche a un finanziamento aggiuntivo di 700 mila euro dell'impresa Dottor, che in cambio avrà per tre anni in esclusiva l'uso del Ducale e del Correr per eventi che possano almeno in parte indennizzarlo. Quelle maxipubblicità non sono piaciute a molti: dal Fai al comitato britannico Venice in Peril Fund, con un appello per impedirle allo stesso ministro dei Beni Culturali firmato da alcuni dei maggiori direttori dei musei del mondo, per impedirle. Allo stesso ora ex ministro Giancarlo Galan, che ha più volte espresso la sua contrarietà verso le megaffissioni sui monumenti. Ma ieri, a restauro concluso - un restauro esemplare, va detto, che ha restituito la piena integrità soprattutto alla facciata del Ducale, minacciata da 1325 elementi lapidei in fase di distacco, come ha ricordato ieri l'architetto Torsello - ci si è tolti qualche sassolino dalle scarpe, visto che non c'è più rischio che rotolino giù dalla facciata. «Mi piacerebbe che chi alza il "ditino" contro le maxipubblicità sui monumenti - ha detto Orsoni - si informasse prima di parlare e si rendesse conto della situazione in cui ci troviamo. E stato un sacrificio per tutti guardare Palazzo Ducale e il Ponte coperti anche se parzialmente da cartelloni pubblicitari e se potessimo farne a meno ovviamente lo faremmo. Non si può continuare a dire cose a ruota libera senza conoscere i problemi. Il recupero di fondi attraverso la maxipubblicità potrà essere oggetto di discussione e approfondimento, ma non si può negare la sua utilità. La polemica, anche la più aspra, deve essere finalizzata ad un miglioramento delle condizioni con cui le amministrazioni pubbliche devono affrontare questi problemi». Altrettanto irritata la Sovrintendente ai Beni Architettonici di Venezia Renata Codello: «Quelli che criticano propongano alternative percorribili. Negli ultimi quindici anni nell'area marciana è stata compiuta una complessa opera di recupero monumentale, in tempi brevi, considerata la mole degli interventi, e con risorse pubbliche che iniziavano a scarseggiare già dalla fine degli anni Novanta. Interventi che proseguono sull'Ala Napoleonica e presto anche sulla facciata della Zecca». L'architetto Codello non è stata in grado di precisare quando potranno essere rimossi i ponteggi dell'Ala Napoleonica - presenti da alcuni anni con relative maxipubblicità - dove è in corso un monitoraggio per una profonda fessurazione e ha annunciato per fine dicembre la rimozione di quelli dalla chiesa di San Simeon Piccolo, anch'essi presenti, con relative affissioni, da altrettanti anni.
VENEZIA - Appesi alle maxipubblicità Non ci sono alternative.
Ieri è stata conclusa la fine dei restauri al Ducale e al Ponte dei Sospiri a Venezia, finanziati con maxi-pubblicità sui ponteggi dei monumenti. Il sindaco Giorgio Orsoni e la sovrintendente ai Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia Renata Codello hanno presentato la conclusione dei lavori, che hanno interessato tre anni. I restauri hanno interessato la facciata del Ducale e il Ponte dei Sospiri, e sono stati finanziati con un finanziamento aggiuntivo di 700 mila euro dell'impresa Dottor. Le maxipubblicità sui ponteggi sono state criticate da molti, tra cui il Fai e il comitato britannico Venice in Peril Fund.
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