Rosso, oro e cobalto ne illuminavano la facciata e colonne e bassorilievi brillavano di colori sgargianti. Nei secoli i dogi non hanno trascurato alcun dettaglio per la loro dimora e la massima sede politica della Serenissima. E come noi oggi dipingiamo il cemento, perché bianco è brutto da vedere, loro coprivano di colori la pietra d'Istria. Gli anni e i vecchi restauri hanno portato via molta della patina. Qualcosa però si è salvato ed è stato riportato alla luce dalla Dottor Group, l'impresa privata che ha finanziato i lavori, nei 3 anni di restauri alla facciata di palazzo Ducale a Venezia. Sotto il criticatissimo «cielo dei Sospiri» del fotografo Oliviero Toscani e le pubblicità, un piccolo esercito di esperti ha rimesso in sesto l'edificio simbolo della potenza veneziana e nel farlo ha scovato elementi di un passato di cui non si conosceva l'esistenza. Un esempio? Ogni doge voleva lasciare segno di sé e così incideva - come ha fatto il doge Michieli - il proprio nome sulla facciata. Ci sono quindi scritte inneggianti alla Repubblica trovate anche sulle vicine Procuratie vecchie e incisioni più difficili da leggere tant'è che nel prossimo futuro gli studiosi le decripteranno. Quello che però ha lasciato a bocca aperta tutti è la maestria degli artigiani che tra il IX e il XVI secolo hanno lavorato al Ducale. «Arte e tecnica si fondono in maniera sublime - spiega il direttore dei lavori, l'architetto Alberto Torsello -, per usare un paragone comprensibile oggi, sono integrate al pari di un iphone o un computer Apple». «Non si riesce nemmeno a immaginare quanto straordinario dovesse essere palazzo Ducale aggiunge la soprintendente Renata Codello - manca ancora tanto da sapere». L'intervento da 2,8 milioni di euro era a carico del privato che in 55 mila ore di lavoro ha rimesso in sicurezza 4.300 metri quadrati di facciata di Ducale, ponte dei sospiri e palazzo delle Prigioni. Insieme ai restauri, ispezioni subacquee hanno permesso di rinvenire in rio della Canonica ben 162 elementi di pietra che si erano staccati dal palazzo. Già perché il Ducale cadeva letteralmente a pezzi e nel 2007 parte di cornicione ha quasi preso in pieno un turista. E così l'amministrazione è corsa ai ripari trovando nella trevigiana Dottor Group un alleato. I lavori al Ducale fanno poi parte di un più amplio restyling di San Marco dall'Ala Napoleonica, alla biblioteca Marciana alle Procuratie. «Da cent'anni non si interveniva così», dice Codello. La fine dei lavori al Ducale per le autorità è poi occasione per parlare delle polemiche sulle maxiaffissioni, merce di scambio con l'impresa per il restauro. «A nessuno piace coprire i monumenti con pubblicità - dice il sindaco Giorgio Orsoni - ma ci danno la possibilità di fare il nostro dovere che è mantenere il patrimonio». Dello stesso parere Codello, «mi aspetto che oggi si riconoscano i risultati dell'operazione o si avanzino proposte concrete alternative». Già nel '97 l'ex soprintendente oggi sottosegretario del governo Monti, Roberto Cecchi, «ci disse che i soldi sarebbero stati dati sempre meno dal pubblico», aggiunge Codello. E oggi in tempi di crisi proprio non ce ne sono e in vista dei restauri dei ponti Rialto e Accademia le autorità veneziane difendono la scelta delle sponsorizzazioni. A chi infine sostiene che in altri due siti, la chiesa di San Simeon Piccolo e il museo Correr, sotto le pubblicità non si lavora, sempre Codello e Orsoni fanno sapere: «al Correr servono monitoraggi perché la fessurazione è peggiorata e il 30 dicembre i lavori a San Simeon terminano». Ai veneziani infine curiosi di conoscere il lavoro al Ducale sarà dedicato un «open day» con una mostra sui restauri e con il nuovo anno sarà organizzato un convegno internazionale di studi sull'eccellenza dell'operazione.
VENEZIA - Restaurato il Ducale e spuntano i graffiti dei dogi veneziani Senza maxi cartelloni sarebbe in rovina
Il palazzo Ducale a Venezia è stato restaurato grazie a un finanziamento privato della Dottor Group. Gli esperti hanno scoperto elementi di un passato non conosciuto, come le scritte dei dogi sulla facciata. La maestria degli artigiani del IX e XVI secolo è stata messa in luce. Il restauro ha richiesto 2,8 milioni di euro e 55.000 ore di lavoro. Sono stati ritrovati 162 elementi di pietra che si erano staccati dal palazzo. I lavori fanno parte di un più ampio restyling di San Marco. Le autorità veneziane difendono la scelta delle sponsorizzazioni per finanziare i restauri. Un open day e un convegno internazionale di studi saranno organizzati per presentare il lavoro al Ducale.
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