Dopo la firma degli accordi a Parigi entra nel vivo il programma di interventi dei privati Il mondo del cinema guarda a Pompei. Sbarcherà oggi a Napoli, per incontrare il presidente degli industriali Paolo Graziano, il «misterioso» grande produttore cinematografico americano che si è detto disponibile ad investire nel sito archeologico più grande del mondo. «Pompei potrebbe far funzionare tutto il meridione. Se ce l'avessero gli americani, Pompei, farebbero cose pazzesche» aveva detto, profeticamente, Aurelio De Laurentiis a settembre intervenendo al Napoli Film Festival. Adesso c'è qualcuno che si fa avanti. Il nome, un po' per discrezione, un po' per scaramanzia, resta top secret; qualcosa in più, invece, si sa sui suoi interessi: costruire teatri multimediali nell'area esterna agli Scavi. Ad un anno dal crollo della Schola armaturarum, dunque, l'antica città romana sembra oggi davvero sotto gli occhi del mondo imprenditoriale. Un interesse tessuto intrecciando nuove norme di legge, accordi ed intese. Investire negli Scavi, anche con interventi di mecenatismo che finanzino il restauro dei siti è oggi reso possibile grazie all'articolo 7 della legge che il 126 maggio ha riconvertito il decreto 34 approvato dal consiglio dei ministri lo scorso 31 maggio, per il «potenziamento delle funzioni di tutela dell'area archeologica di Pompei». Il decreto Bondi, infatti, prevede espressamente «contratti di sponsorizzazione finalizzati all'acquisizione di risorse finanziarie o alla realizzazione degli interventi ricompresi nel programma straordinario» e stabilisce che la Soprintendenza, dopo aver assegnato a ciascun candidato gli specifici interventi, definisca le «modalità di valorizzazione del marchio o dell'immagine aziendale dello sponsor». Finanziando il restauro di un affresco, di un mosaico o di una intera domus, dunque, si lega il proprio marchio aziendale a quello, «eterno», della città sepolta. I primi a comprendere l'importanza dell'operazione sono stati i francesi, o meglio le 2500 imprese tecnologiche più avanzate del mondo riunite nel Consorzio l'Epadesa: «Ci è sembrato normale - ha spiegato a Parigi il ceo Philippe Chaix che dalla Defense, la città della tecnologia contemporanea del XXI secolo, si tendesse la mano alla città antica in difficoltà». Sembra avere Pompei nel cuore la Francia, che oggi ricorda con orgoglio che Alessandro Dumas fu nominato da Garibaldi «direttore onorario degli Scavi di Pompei» e che con lo stesso orgoglio, come ha detto Chaix, vuole farsi «motore acceleratore di un circolo virtuoso» che mobiliti le aziende ad investire su Pompei. A Parigi, la mostra «Pompei un arte de vivre' al Museo Maillol che ha ricostruito la vita all'interno di una domus, fa 2500 visitatori al giorno: farla girare per il mondo, come ha proposto la direttrice dell'Istituto Italiano di Cultura Rossana Rummo, «sarebbe il miglior biglietto da visita per mobilitare investimenti internazionali» dice la direttrice del museo Patrizia Nitti. Finanziatori ed investitori - all'Uin di Napoli che con l'Acen ha messo a punto un programma di interventi extramoenia sono arrivate anche le manifestazioni di interesse di compagnie di navigazione ed altri imprenditori - adesso c'è bisogno che ministero e soprintendenza - tra i quali grazie alla nomina a segretario di Roberto Cecchi dovrebbe tornare la serenità - facciano la loro parte nelle decisioni e nella messa a punto dei piani anche per gli interventi dei privati.
POMPEI - Pompei, il giorno del cineasta Usa Qui set teatrali.
Il programma di interventi dei privati per il sito archeologico di Pompei è entrato nel vivo dopo la firma degli accordi a Parigi. Il presidente degli industriali Paolo Graziano incontrerà un grande produttore cinematografico americano che si è espresso interessato ad investire nel sito. Il progetto prevede la costruzione di teatri multimediali nell'area esterna agli Scavi. L'articolo 7 della legge approvata il 26 maggio ha reso possibile l'investimento grazie alla riconversione del decreto 34 approvato dal consiglio dei ministri lo scorso 31 maggio. I primi a comprendere l'importanza dell'operazione sono stati i francesi, che hanno creato un Consorzio l'Epadesa con 2500 imprese tecnologiche.
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