Una fortuna nascosta ma non valorizzata. E così invece che di "Nuova occasione" come recita il titolo del rapporto della Fondazione Res presentato appena due giorni fa a Palermo possiamo parlare di occasione persa per il Mezzogiorno. Il rapporto della Fondazione, curato da Paola Casavola e Carlo Trigilia passa al setaccio alcuni indicatori delle città del Sud e li mette a confronto con quelle del Nord fino a definire gruppi di interesse sotto l'unico cappello delle "risorse locali": dai beni culturali alle risorse scientifiche, alla dotazione infrastrutturale. Uno studio, il primo nel suo genere, sulle potenzialità locali (non localistiche) che dà un quadro completo della condizione del Sud. E non è un bel vedere, anche analizzando in dettaglio il benchmark utilizzato dai ricercatori: sul fronte dei beni culturali e ambientali, per esempio, vengono messe a confronto alcune città siciliane con Pisa e Ravenna mentre nel caso del "saper fare diffuso" (ovvero la capacità dei territori di trasformare in capacità di impresa le potenzialità territoriali e di tradizione) il raffronto viene fatto con Cesena e Reggio Emilia e per i centri urbani e sistemi vitivinicoli il trapanese si trova a essere confrontato con il Chianti e le Langhe. Emerge un'immagine del Sud incapace divalorizzare, in molti casi, risorse e infrastrutture di cui pure dispone a volte in abbondanza: «Emerge - scrive l'economista Paola Casavola - che le dotazioni anche nelle città del Sud sono mediamente rilevanti per dimensione e articolazione (in alcuni casi, come le dotazioni di beni culturali e ambientali, sono addirittura superiori). Nel generale contesto del Mezzogiorno sono frequentemente le città siciliane a segnalarsi come casi di dotazione particolarmente elevata soprattutto per quanto riguarda le risorse culturali-naturali e per il particolare saper fare legato all'agricoltura. Molti sono i sistemi locali di città del Sud in cui questo saper fare appare dominante anche se con esiti diversificati nel completamento della filiera verso l'agroindustria». Il caso delle risorse culturali e naturali è luogo ricorrente anche per i dibattiti pubblici (si pensi alla questione dei bacini culturali e archeologici del Mezzogiorno ai fini dell'attrazione turistica). E in questo caso, secondo i ricercatori della Fondazione Res, le 44 città del Mezzogiorno hanno una dotazione lievemente più bassa delle 68 città del Centro-nord, ma ciò «dipende dal grande peso che hanno le dotazioni delle tre città d'arte tutte collocate nel Centro-nord (Roma, Firenze e Venezia)». In realtà, si legge ancora nel rapporto, tra le prime 5o città per dotazione (incluse le tre grandi città d'arte) le città del Sud sono 24. Se andiamo a vedere invece l'indicatore di attivazione, ovvero la capacità di sfruttare adeguatamente le potenzialità, vediamo le grandi differenze macroterritoriali «con un valore medio e mediano inferiore (15,7 e 11,3) per le città del Mezzogiorno rispetto a quelli (40,1 e 34,2) delle città del Centro-nord. Tuttavia all'interno dei diversi gruppi (quindi all'interno di intervalli di dotazione comparabili) le città del Sud anche se non mostrano i valori più elevati di attivazione non sono nemmeno sempre in fondo alla graduatoria».
Beni culturali e infrastrutture Così il Sud butta via un tesoro
Un rapporto della Fondazione Res ha analizzato le risorse locali del Mezzogiorno e le ha confrontate con quelle del Nord. I ricercatori hanno trovato che le città del Sud hanno una dotazione di risorse culturali, naturali e infrastrutturali che è mediamente rilevante, ma non sempre valorizzata. Le città siciliane sono state identificate come casi di dotazione particolarmente elevata, soprattutto per quanto riguarda le risorse culturali-naturali e il saper fare legato all'agricoltura. Tuttavia, le città del Sud hanno una capacità di attivazione (ovvero la capacità di sfruttare adeguatamente le potenzialità) inferiore rispetto a quelle del Nord.
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