E c'è anche il restauro in diretta di un polittico PISA.Nell'anno che celebra i cinque secoli della nascita di Giorgio Vasari, pittore, architetto e storico dell'arte, una piccola grande mostra sta per essere inaugurata a Pisa, al Museo nazionale di San Matteo. Perchè nella città della Torre pendente, Vasari venne a lavorare verso la fine del 1528, alle dipendenze di "Piero di Morcone, orefice fiorentino". L'esperienza fu breve, perchè due mesi dopo il suo arrivo, il giovane Vasari aveva già lasciato la pratica dell'arte orafa e stava dipingendo "uno arco a fresco sopra la porta della Compagnia della Misericordia de' Fiorentini..." Poi Vasari andò a Bologna e nel 1530 fu di nuovo ad Arezzo, la sua città, dove in questo periodo è celebrato con una grande mostra che espone anche un "pezzetto" (che rappresenta San Paolo) proveniente dal Museo pisano, parte del polittico di Masaccio, un tempo nella Chiesa del Carmine. Nel frattempo San Matteo, fra le ristrettezze derivanti dai tagli sempre più drastici dei fondi statali, sta dando gli ultimi ritocchi al percorso espositivo che racconterà da venerdì fino ad aprile (chiuso lunedì e domenica pomeriggio) le opere pisane citate dal Vasari nella duplice redazione delle "Vite. «Fra le tante opere di proprietà del Museo, proporremo le statue di "San Matteo" e "San Pietro" provenienti dalla chiesetta della Spina, raccontate nella Vita di Nicola e Giovanni Pisano - spiega il direttore del Museo Dario Matteoni - Ci sono poi opere provenienti dalla bottega dei Ghirlandaio, come ad esempio "San Sebastiano e San Rocco" di David Ghirlandaio, un tempo nel convento di San Gerolamo ai Gesuati; la "Sacra conversazione" del Sodoma, anch'essa proveniente dalla Spina, con cui si apre il percorso della mostra; la "Madonna col Bambino e Angeli musicanti" di Giovanni Antonio Sogliani salvata dall'incendio del duomo nel 1595. La mostra che sta per cominciare rappresenta, come spiega Matteoni, «un'occasione per ammirare molte opere che erano nei depositi del Museo». Opere mai viste o viste molto tempo fa, restaurate e mai esposte come ad esempio la tela del Sodoma, su cui gli esperti intervennero negli anni '80, poi rimasta in magazzino. Insomma, un percorso di scoperta e riscoperta di dipinti, sculture e - come vedremo fra poco - polittici che da ora in poi andranno ad ampliare l'offerta artistica di San Matteo. Ogni opera del percorso vasariano sarà evidenziata da un totem rosso che conterrà una scheda e i passi delle "Vite" che si riferiscono all'opera stessa. Ed ecco come per magia emergere la preziosità dell'oro dei polittici come quelli di Francesco Traini "San Domenico e storie della sua vita" e di Simone Martini "Santa Caterina". Proprio l'opera di Martini è protagonista - come racconta il direttore Matteoni - di un "restauro in diretta" (costo 90mila euro) che è possibile grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa. Già da alcuni mesi hanno cominciato l'intervento il restauratore del Museo Pier Luigi Nieri insieme ad Eleonora Rossi della Soprintendenza di Lucca e ai tecnici del laboratorio "Lo studiolo". I restauratori lavorano in una sala a vetri che permette di osservarli mentre "curano" le ferite inferte dal tempo e dagli eventi. Ma non solo: il restauro sta permettendo di conoscere a fondo il polittico, la sua genesi, le correzioni dell'artista e i colori utilizzati, come il blu del manto della Madonna a base di azzurrite e lapislazzuli. Dipinto tra il 1319 e il 1320 per l'altar maggiore della chiesa pisana di Santa Caterina, l'opera fu rimossa dalla chiesa nel 1680 e smembrata. Il polittico venne ricomposto soltanto nel 1946, per la mostra sulla scultura pisana del Trecento. «Le indagini scientifiche e strumentali - spiega Nieri - hanno anche permesso di effettuare una esatta ricostruzione della disposizione delle varie parti del polittico». E nel percorso vasariano una postazione multimediale permetterà di conoscere tutti i passaggi del restauro grazie ad uno schermo touch screen che proietta a parete la sagoma dell'opera. La mostra "Vasari al Museo di San Matteo" ha fra i suoi obiettivi quello di richiamare una platea di visitatori più ampia possibile per far sì che il museo - fuori dalle rotte abituali dei turisti che a Pisa si fermano solitamente alla sola piazza dei Miracoli - possa crescere. «Vorremmo raddoppiare il numero di visitatori, oggi 12mila all'anno. Entro primavera avremo il nuovo allestimento museale e vogliamo aprire il piano terreno dove sta concludendosi il restauro dei modellini della chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri che saranno visibili in tempi brevi».