Reperti al museo dopo 20 anni GROSSETO. Coppe da vino in ceramica, balsamari in vetro, preziosi vasi per le libagioni, fibule e brocche usate nei corredi simposiaci dell'antica Grecia e commercializzati nelle città etrusche. Persino "netta-orecchie" in osso del II secolo a.c., ovvero cotton fioc ante litteram, e molto altro ancora. In tutto una trentina di pezzi: un tesoretto archeologico che sarà presto donato a Grosseto. La donatrice, Emilia Dragonetti, milanese, è raggiante perché ha appena centrato l'obiettivo: combattere e soprattutto vincere la sua ventennale battaglia contro la burocrazia. Perché la vita del benefattore, oggi, è alquanto dura. Settant'anni, ex insegnante, la signora ha una casa a Talamone ereditata dai genitori con una collezione di reperti dentro, raccolti con amore dal padre Michele Dragonetti, chirurgo milanese col sacro fuoco dell'archeologia, e dalla madre Alice. La signora ha conservato i reperti per destinarli al territorio maremmano. «Ho coltivato la speranza di donare questi buccheri a uno dei musei della zona per omaggiare i miei familiari - racconta la signora - Già dagli anni '90 - dice la signora - avviai le pratiche della donazione. Con grande entusiasmo mandai la prima lettera alla Soprintendenza di Firenze. Da lì - prosegue lei - ho proseguito con lettere su lettere, ma senza mai una risposta positiva. Ho dovuto attendere 20 anni».
Grosseto, che fatica regalare un tesoro
Un tesoretto archeologico di circa 30 pezzi, tra coppe da vino, balsamari e fibule, è stato trovato nel museo di Grosseto dopo 20 anni. I reperti sono stati donati alla città, che li terrà in un museo. La donatrice, Emilia Dragonetti, è una milanese di 70 anni che ha combattuto per 20 anni per ottenere il permesso di donare i reperti alla città. I reperti sono stati raccolti dalla sua famiglia, che li ha conservati per destinare alla zona maremmana. La signora Dragonetti ha iniziato a inviare lettere alla Soprintendenza di Firenze nel 1993, ma non ha mai ricevuto una risposta positiva.
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