I buchi sul muro dietro laffresco I fori sullopera del Vasari Dopo la ribellione della dirigente tolto frammento al Vasari Renzi attacca: "Repubblica non può decidere al posto del ministero, il caso non cè" I tecnici: "Dopo il primo sondaggio è stato individuato anche un secondo punto possibile" Un pezzetto di pittura grande quanto un francobollo, in basso a destra. Sono stati i restauratori dellOpificio delle Pietre dure a indicare da dove cominciare la caccia a uno dei misteri più affascinanti della storia dellarte: la ricerca dellaffresco perduto della Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci, nel Salone dei Cinquecento. Il professor Maurizio Seracini delluniversità di San Diego e il suo team hanno concordato sul punto anche perché il contratto con lo sponsor National Geographic ha tempi stretti, entro il 3 dicembre bisogna chiudere il cantiere. Le polemiche però non si spengono e gli studiosi restano divisi sullopportunità di eseguire o meno i saggi invasivi sulla Battaglia di Scannagallo del Vasari. Dopo due giorni di stop, ieri notte la sonda endoscopica è entrata nella parete, in un punto dove cera già un parziale distacco del dipinto vasariano. E unarea diversa dalle sette indicate da Seracini nella sua presentazione dei lavori del 16 novembre. Si partirà da lì e da unaltra fessura preesistente e casomai, nei prossimi giorni, si prenderanno in considerazione altre aree da "bucare", ma sempre se lo riterranno utile gli uomini dellOpificio. Sono gli indizi di come il ruolo dellistituto per il restauro nella partita sia diventato più importante dopo che la dirigente del settore affreschi murali, Cecilia Frosinini, ha sbattuto la porta e rinunciato allincarico in disaccordo con loperazione scientifica: «E una questione etica, la mia missione è tutelare le opere darte, qui si fa un intervento invasivo sulla pittura». La studiosa ha anche parlato della mancanza di una relazione scientifica. «Abbiamo prelevato un frammento di tre centimetri per tre che era già sollevato, la sonda non sarà così introdotta nella parte affrescata, ma nellintonaco dove si vedono i mattoni» spiega Alberto Felici, uno dei tre tecnici dellOpificio che segue minuto per minuto i lavori super blindati e pagati dal National Geographic. Il ruolo dellistituto che si occupa del restauro delle opere darte è stato sancito da una lettera del ministero arrivata ieri mattina in Comune e in soprintendenza. «Nel testo si dà lautorizzazione ad effettuare le analisi endoscopiche», spiega Cristina Acidini, soprintendente del Polo museale. Si parte subito dallaffresco del Vasari, e non come inizialmente previsto dalla parete sul retro perché «forse le ispezioni in quellarea non hanno dato i risultati sperati». Da Roma hanno chiesto, spiega sempre Acidini «laffiancamento tecnico dellOpificio delle pietre dure». In effetti sono stati i restauratori dellistituto a tenere fermi i lavori per controllare lo stato di conservazione dellopera di Vasari («che in alcune parti è in condizione precaria» precisa uno di loro), indicando poi da dove iniziare le ispezioni, non senza qualche mugugno da parte del gruppo Usa. Allesterno però ieri non sono arrivati segnali particolari di malumore. Il sindaco Matteo Renzi, da parte sua, ha descritto un clima disteso, malgrado la decisione di Frosinini di non partecipare al lavoro espressa in una lettera riportata da Repubblica. «LOpificio, dalla soprintendente Acidini al direttore Ciatti, è completamente daccordo con me - ha detto - Anzi, Repubblica ha perso la vera notizia: una volta tanto Renzi e Acidini sono daccordo. Daltra parte Repubblica non può decidere al posto del ministero, che stamani (ieri, ndr) mi ha mandato una lettera dicendo che si può fare lintervento. Il caso non cè, la polemica è sconvolgente. Per due anni e mezzo ho lavorato, sono andato in Usa e non ve ne siete nemmeno accorti per trovare questo accordo con Acidini. Daltra parte si farebbe un buco al massimo di 2 centimetri quadrati quando nel 77 mi risulta che siano stati levati 24 metri. Il caso di Frosinini è un caso singolo che in pratica è solo unobiezione di coscienza e dunque non significa niente». Tuttavia quel «niente» è servito ad accendere un dibattito scientifico e a mettere adesso i restauratori dellOpificio al centro della consulenza tecnica. Ieri mattina sono intervenuti anche gli esperti del laboratorio scientifico dellistituto che hanno effettuato unindagine sui materiali per sapere quali fissativi usare per la risistemazione del «francobollo» vasariano staccato dal dipinto. «Abbiamo concordato una gradualità precisa dellintervento - spiega ancora Felici - Dopo il primo sondaggio è stato individuato anche un secondo punto possibile, questo coincide con uno dei punti voluti da Seracini». Secondo il Pdl del Comune, Renzi risponderà delle «scempio della bucatura del Vasari».