È già polemica sui contributi regionali a favore di librerie e case editrici storiche della Campania. Cinquecentomila euro stanziati dalla delibera del 28 dicembre scorso, ripartiti più o meno equamente, tra Treves, Colonnese e La Conchiglia, oltre al Circolo della Stampa e all'Emeroteca Tucci. Contributi straordinari che arrivano a tamponare situazioni critiche o di emergenza, legate a minacce di sfratto, gravi difficoltà economiche o mancanza di sedi. Eppure non si sono fatte aspettare le prime richieste di chiarimenti, partite dal libraio Gianfranco Lieto, titolare dal 1954 dell'omonima libreria di viale Augusto a Fuorigrotta: «Mi chiedo - afferma Lieto - quali sono stati i criteri che hanno portato a una simile decisione. È stato fatto un bando? È stata indetta una lotteria? Aspettiamo risposte chiare dalla Regione, che ha elargito denaro pubblico a pochi fortunati». Subissato da richieste di chiarimenti, anche Paolo Pisanti, presidente dell'Associazione Librai, ha sollecitato alla Regione trasparenza sui criteri della delibera. «Le librerie in difficoltà sono tante - dice - e non solo a Napoli. Basti pensare alla Libreria del Sannio, costretta alla chiusura». Raimondo Di Maio, della Dante Descartes, auspica la creazione di «un comitato di intellettuali che monitorizzi tutte le librerie, un vero e proprio atlante delle librerie campane, affinché la divisione dei contributi venga fatta con piena cognizione». Un commento ottimistico proviene da Diego Guida, il quale si augura che la delibera rappresenti «un primo finanziamento che apra la strada ad altri interventi, programmati e duraturi nel tempo, fino ad arrivare a una legge sull'editoria». Un sasso nello stagno, dunque, quello gettato dal copogruppo di Forza Italia in consiglio regionale Franco Bianco, promotore dell'iniziativa. «I criteri - spiega Bianco, rispondendo alle richieste di chiarimento - sono stati quelli dettati dall'emergenza. Le difficoltà di Treves e Colonnese hanno trovato la solidarietà unanime di una fetta rappresentativa della cittadinanza napoletana. Si tratta soltanto di un preludio a una prossima legge-quadro che permetta di intervenire in maniera mirata a sostegno di tutte le librerie e gli enti che svolgono attività culturali meritorie, dopo un censimento dell'intera realtà campana». Soddisfatti, naturalmente, i diretti interessati. Per Rino De Martino, della Treves, si è trattato di «un segnale di sensibilità nei confronti di alcune situazioni critiche», mentre Eddy Colonnese sottolinea l'importanza, e l'urgenza, di una legge-quadro di sostegno e d'incentivazione delle librerie. «Se questo intervento è davvero un primo passo in questa direzione, non posso che prenderne atto con soddisfazione». Resta il mistero della terza casa editrice beneficiaria dei contributi: non si tratterebbe, infatti, della Conchiglia caprese di Ausilia Veneruso (che ha confermato di non saperne nulla), ma, secondo quanto afferma Bianco, di una casa editrice di Pozzuoli che versava in difficoltà analoghe alle altre due. «Non esiste nessuna Conchiglia a Pozzuoli - assicura Gino Fusco, titolare de Il nome della rosa, vivace realtà culturale puteolana, che dopo la chiusura forzata di agosto, ha messo in vendita i locali della libreria - L'unico libraio di Pozzuoli sono io. Per questo, quando ho saputo della delibera, ho pensato si trattasse della mia libreria, visto che Franco Bianco si era mostrato sensibile alle sue sorti. Ma poi ho dovuto ricredermi». A chi andranno, dunque, i quarantamila euro previsti per la fantomatica La Conchiglia? «È una macchia che offusca la felicità che tutti i napoletani dovrebbero provare per il riconoscimento dato a Treves e Colonnese», secondo l'editore Tullio Pironti. Forse, più banalmente, è solo una "svista" istituzionale.