la fondazione res: «risorse notevoli ma poco sfruttate» Palermo. Il Mezzogiorno ha un grande motore economico costituito dai beni culturali e naturalistici, oltre che dall'agricoltura, tuttavia si tratta di un meccanismo che non riesce a sviluppare in pieno tutta la sua potenza. E' la fotografia che emerge dal terzo Rapporto annuale della fondazione Res, presentato ieri a Palermo, presso la Società siciliana per la Storia patria. Lo studio, che ha preso in analisi i capoluoghi di provincia italiani ed è intitolato «La nuova occasione - Città e risorse locali in Sicilia e nel Mezzogiorno», disegna un Sud con una buona dotazione di partenza, soprattutto sul fronte dei beni culturali e naturali, ma con una scarsa capacità di far fruttare le risorse del suo territorio. La ricerca si è soffermata su tre tipi di risorse locali: dotazioni culturali e naturali, conoscenze scientifiche e il cosiddetto «saper fare» di lungo periodo. In tutti e tre i casi il Sud e la Sicilia registrano una discreta situazione di partenza, ma peccano nella capacità di mettere a valore le loro competenze. Secondo gli esperti della fondazione Res la risposta a questa situazione non può essere l'incentivo al singolo operatore economico, ma la capacità di coordinamento tra le forze produttive e le classi dirigenti delle città. «La dotazione di risorse locali di cui dispongono la Sicilia e il Sud è notevole - ha sottolineato Carlo Trigilia, presidente della fondazione Res -, ma il divario con il Centro-Nord diventa notevole nel momento i cui queste virtù devono essere tradotte in meccanismi virtuosi per l'economia». La presentazione del rapporto è stata l'occasione per un confronto tra gli amministratori pubblici e i rappresentanti delle forze produttive ed economiche con l'obiettivo di cercare la ricetta giusta per la via d'uscita dalla crisi. Il presidente di Confindustria Sicilia, Lo Bello, dice che nell'Isola «bisogna mettere in campo manovre rigorose andando a toccare gli sprechi, le inefficienze e i privilegi che esistono e che non sono più tollerabili». Sulla stessa lunghezza d'onda l'assessore regionale per l'Economia, Armao: «Lo Bello ha ragione. Bisogna risanare e sgravare il bilancio pubblico da alcuni sprechi, ma nel contempo mantenere la barra sulla questione dell'occupazione. L'attuale governo regionale non ha creato neanche un precario e abbiamo riportato la spesa corrente ai livelli del 2001 con 12 miliardi di euro, contro i 17 del 2008». Alla tavola rotonda ha partecipato anche il Direttore generale di Unicredit, Roberto Nicastro, secondo cui «gli istituti bancari sono fondamentali per il rilancio della Sicilia. Alla nostra consueta attività di raccolta e impiego di capitali - ha aggiunto - dobbiamo affiancare l'aiuto concreto verso il territorio e le sue aziende».