Il dipinto "La battaglia di Anghiari" forse è nascosto a Firenze, sotto unaltra opera di Palazzo Vecchio È polemica fra gli studiosi di San Diego e lesperta Cecilia Frosinini: "Così si danneggia laffresco attuale" Verranno fatti sette, otto buchi per capire se davvero dietro cè laffresco del Maestro La caccia alla Battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci parte con un duello fra studiosi e rallenta subito la sua marcia. Laffresco più misterioso della storia dellarte italiana potrebbe essere nascosto nellintercapedine di un muro del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio sotto unopera del Vasari, "La battaglia di Scannagallo". Per cercarlo un team di ricercatori guidato da Maurizio Seracini, dellUniversità di San Diego, avrebbe dovuto iniziare due giorni fa a perforare il dipinto dellartista e storico rinascimentale alla ricerca di tracce lasciate da Leonardo. Ma qualcosa è andato storto. Con una lettera a sorpresa, Cecilia Frosinini, dirigente del settore restauro delle pitture murali dellOpificio delle Pietre Dure, si tira fuori dalla ricerca condotta con un endoscopio e una telecamera di 8 millimetri e sponsorizzata dal National Geographic, che realizzerà un documentario sul lavoro. Teme i possibili danni allaffresco vasariano provocati dai fori sulla superficie, fino a 7 o 8: «È una questione etica, la mia missione è tutelare le opere darte, qui si fa un intervento invasivo sulla pittura», spiega. La dirigente lamenta anche lo scarso coinvolgimento dellOpificio: «Non ci è stata data nemmeno una copia delle indagini scientifiche condotte». Così chiude la porta. Il lavoro del gruppo di Seracini doveva partire domenica scorsa e durare fino al 3 dicembre ma anche a causa della presa di posizione di Frosinini è tutto fermo. Forse oggi si parte con il primo esame endoscopico. Palazzo Vecchio assicura che non ci sono rischi. Il ministero, interpellato dalla soprintendente fiorentina Cristina Acidini, ha dato il suo ok informale alloperazione, fortemente voluta dal sindaco Matteo Renzi, che è stato anche negli Usa per prendere accordi con il National Geographic. In quelloccasione si decise di abbandonare lidea di usare una macchina a raggi gamma per "guardare" dietro al dipinto del Vasari, "La battaglia di Scannagallo", perché si temeva di provocare danni importanti allaffresco. La tecnica è stata sostituita con lendoscopia, che comporta linserimento della micro telecamera attraverso dei fori di circa due centimetri e mezzo da fare nelle zone dellopera più rovinate, da crepe o cedimenti della pittura. Secondo Frosinini una tecnica invasiva come lendoscopia potrebbe non essere appropriata per unopera realizzata nel 1563, cioè 58 anni dopo la Battaglia di Anghiari. Un parere condiviso anche da Massimiliano Pieraccini, docente di Tecnica dei beni culturali a Firenze che nel 2003 mise a punto il radar utilizzato dallo stesso Seracini per esaminare il dipinto del Vasari. Fu proprio quel radar a scoprire nella parete una discontinuità, qualcosa che poteva essere compatibile con una intercapedine. Lintercapedine che nasconde lopera leonardiana?
Firenze. La caccia a Leonardo che minaccia il Vasari
Un team di ricercatori guidato da Maurizio Seracini ha iniziato a perforare il dipinto "La battaglia di Scannagallo" di Giorgio Vasari al Palazzo Vecchio di Firenze in cerca di tracce lasciate da Leonardo da Vinci. Tuttavia, la dirigente del settore restauro Cecilia Frosinini ha bloccato il lavoro, temendo i possibili danni allaffresco vasariano provocati dai fori sulla superficie. Frosinini ha anche lamentato lo scarso coinvolgimento dellOpificio delle Pietre Dure e ha chiesto una copia delle indagini scientifiche condotte. Il ministero ha dato il suo ok informale alloperazione, ma Frosinini ha deciso di interrompere il lavoro.
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