Due azioni congiunte Epadesa è la Confindustria pubblica transalpina che si occuperà del recupero delle antiche vestigie, gli imprenditori partenopei invece dello sviluppo dell'area Tra gli Scavi, il Santuario e il Parco del Vesuvio, l'area di Pompei è meta ogni annodi cinque milioni di visitatori che arrivano da tutto il mondo. Non c'è dunque il problema di creare un attrattore turistico: c'è già. Ma tutti quei visitatori arrivano, trascorrono alcune ore nell'area archeologica (o nella Basilica) e ripartono. Senza portare ricchezza e lavoro al territorio, se non in modo e misura marginale. Proprio per la mancanza di ricchezza e lavoro, lo stesso territorio, forse non tanto Pompei ma certamente la zona circostante, è sempre più degradato. Il problema è dunque «trattenere» i turisti, per almeno tre giorni. All'indomani del crollo nella «Schola armaturarum», però, qualcosa ha cominciato a cambiare: si è manifestata una forte mobilitazione nazionale e internazionale, pubblica e privata. Per le condizioni degli Scavi, ma anche per quella in cui versa un territorio ricco di potenzialità non sfruttate. Mentre dalla Francia arrivava la notizia che l'Epadesa, una sorta di Confindustria pubblica transalpina, era disposta a contribuire in misura molto consistente a un intervento di recupero dell'area archeologica, industriali e costruttori napoletani hanno cominciato a ragionare sulla possibilità di rigenerare rendere finalmente produttivo quel «tesoro». Creando un'integrazione tra «intra moenia», gli Scavi, ed «extra moenia». Non solo a Pompei, ma nel complesso costituito da tutti i comuni «archeologici», cioè anche Ercolano, Torre Annunziata, Castellammare e Boscoreale. Il lavoro avviato allora, ha portato ieri alla sottoscrizione di una lettera di intenti da parte della Regione Campania, dell'Unione industriali e l'Associazione dei costruttori di Napoli. A Parigi per la firma dell'accordo per Pompei tra Unesco e ministero di Beni culturali, il governatore Caldoro, il presidente degli industriali Paolo Graziano, presidente e vice dell'Acen, rispettivamente Rodolfo Girardi e Ambrogio Prezioso, hanno così ufficializzato l'intesa per la «buffer zone», l'area tampone circostante. Intesa basata sullo studio per il sistema territoriale archeologico vesuviano già presentato all'Unesco il 27 maggio. Che sottolineava la mancanza di sub-attrattori legati all'entertainment, per esempio un parco archeologico virtuale in 3D, in cui vivere una «giornata tipo» immersi nella romanità, la carenza di grandi alberghi top per clientela internazionale facoltosa, di ristorazione tematica sulle specialità enogastronomiche del territorio e magari basata sui menu «antichi». Ma anche la possibilità di allestire tour e percorsi accompagnati per una «tre giorni» tra Ercolano e Castellammare. Il territorio presenta molte aree dismesse che sarebbe relativamente facile riconvertire. «Da quando abbiamo incontrato Epadesa e abbiamo cominciato ad occuparci attivamente di Pompei - dice Graziano - ci sono arrivate decine di proposte dall'Italia e da ogni parte del mondo. Nei prossimi giorni incontreremo, per esempio, un produttore cinematografico straniero, forse anche più di un produttore, che vorrebbe realizzare teatri multimediali. Molte idee hanno grande contenuto tecnologico, quindi di creerebbe pure uno spazio per la ricerca». Gli imprenditori non intendono sostenere soltanto indirettamente il patrimonio archeologico che pensano di mettere a frutto. «Noi pensiamo di creare un fondo speciale al quale dovrebbe contribuire, in misura prestabilita, chiunque investa nell'area», spiega Graziano. Restano da risolvere due problemi non trascurabili. Il primo è rendere adeguatamente «permeabile» il territorio. Per farlo occorre rendere pienamente operative le infrastrutture che già esistono: i porti di Castellammare e Torre Annunziata, l'aeroporto di Pontecagnano, le linee ferroviarie. Il secondo, e forse più delicato, è la «governance». «Innanzi tutto - dice Caldoro - le amministrazioni comunali devono essere coinvolte e lo saranno. Per la gestione abbiamo preso in considerazione le ipotesi di un soggetto attuatore e di una Società di trasformazione urbana. Ma anche di una legge nazionale che crei un nuovo strumento: non è un'ipotesi d escludere».
Corriere della Sera
29 Novembre 2011
Pompei, recupero made in Francia e rilancio da Napoli
AN
Angelo Lomonaco
Corriere della Sera
In Campania, la Confindustria pubblica transalpina Epadesa ha deciso di contribuire con un intervento di recupero dell'area archeologica di Pompei. Gli imprenditori partenopei hanno iniziato a discutere di rigenerare l'area e di creare un'integrazione tra gli Scavi e l'area circostante. La Regione Campania, l'Unione industriali e l'Associazione dei costruttori di Napoli hanno sottoscritto una lettera di intenti per la buffer zone, l'area tampone circostante. L'intesa prevede lo studio per il sistema territoriale archeologico vesuviano e la creazione di un fondo speciale per gli investimenti nell'area.
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