Secondo trita retorica i beni culturali sarebbero una delle risorse non sfruttate del nostro Paese. L'opinione condivisa è che l'investimento in cultura sia un efficace moltiplicatore economico e che ogni euro investito ritorni sette volte. Nonostante i proclami, i tagli più drastici (e comodi) spesso però vengono fatti in questo settore, nella realtà considerato meno strategico di altri. La manovra finanziaria del 2010, per esempio, ha imposto regole punitive e per certi versi illiberali alle amministrazioni locali, decidendo che non possano effettuare spese in «mostre e convegni» per un ammontare superiore al 20 della spesa sostenuta nel 2009 per le medesime finalità. Si comprende facilmente come i Comuni e le città d'arte, perfino quelli virtuosi con avanzi di bilancio sostanziosi, che spesso hanno impostato il loro marketing territoriale su eventi di questo tipo, siano oggi in difficoltà a trovare fondi per sostenere la qualità della loro offerta culturale. La norma è stata poi emendata dalla Finanziaria 2011 prevedendo che i Comuni possano sforare questo limite, entro un tetto di 40 milioni di euro (per tutta Italia), previa autorizzazione dei ministeri dell'Economia e dei Beni culturali. Un percorso burocratico che complica la vita delle amministrazioni e mette in ginocchio un sistema produttivo vitale come quello delle mostre, fondamentale per il turismo legato ai beni culturali (l'unico ancora in crescita). Ma non basta. La finanziaria 2010 ha imposto che la partecipazione a tutti gli organi collegiali degli enti culturali che ricevono contributi pubblici sia onorifica, in questo modo avviando una dequalificazione dei consigli di amministrazione delle fondazioni che si occupano di cultura. E infine ha previsto la riduzione a 5 e 3 dei componenti degli organi di amministrazione e collegiali degli enti culturali, di fatto introducendo uno sbarramento nei confronti dei soggetti privati che potrebbero apportare risorse al comparto. Dopo due anni varrebbe la pena un ripensamento. Un buon tema per il nuovo ministro della cultura, Lorenzo Ornaghi.
Gli ostacoli burocratici ai comuni per il rilancio dei beni culturali
Il testo discute i tagli ai beni culturali in Italia. Secondo la trita retorica, l'investimento in cultura è un efficace moltiplicatore economico, ma in realtà i tagli sono stati drastici e spesso considerati meno strategici rispetto ad altri settori. La manovra finanziaria del 2010 ha imposto regole punitive alle amministrazioni locali, limitando le spese per mostre e convegni. I Comuni e le città d'arte sono stati colpiti, con limiti di spesa per le mostre e convegni. La norma è stata emendata dalla Finanziaria 2011, ma il percorso burocratico è complesso e mette in ginocchio il sistema produttivo delle mostre.
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