ROMA. Per le amministrazioni - tutte le amministrazioni: dai grandi ministeri, passando per gli enti previdenziali e finendo per il più sperduto comune - parte domani il conto alla rovescia per proteggere le banche dati approntando quelle che in gergo tecnico vengono definite soluzioni di continuità operativa e, più nel dettaglio, di disaster recovery. Ovvero di misure per preparare i database ad affrontare eventi imprevedibili, ma di tale portata da mettere a serio rischio i centri informatici di cui ormai ogni ente, dal più grande al più piccolo, è dotato. L'obiettivo: scongiurare la perdita delle informazioni custodite. Impegno che, come purtroppo insegnano anche gli ultimi drammatici fatti conseguenza di alluvioni e frane, è sempre più urgente. Finora non esisteva alcuna norma che obbligasse le pubbliche amministrazioni a proteggere gli archivi con sistemi in grado di far fronte a eventi naturali accidentali, a disastri o a errori e malfunzionamenti dei processi in grado di metterne a repentaglio il contenuto. Chi si è mosso - è il caso, almeno a livello centrale, degli enti previdenziali, come Inps e Inpdap, dei ministeri dell'Economia e dell'Istruzione, di una parte della Motorizzazione - lo ha fatto perché consapevole dell'incalcolabile danno che può derivare dalla perdita di milioni di informazioni. Certo, dal 1996 c'è la legge sulla privacy che costringe gli uffici pubblici a blindare i database, ma con particolare attenzione ai dati sensibili e giudiziari, che rappresentano una minima parte delle informazioni contenute negli archivi pubblici. Ora, invece, il codice dell'amministrazione digitale (Cad) ha previsto, con l'articolo 50-bis introdotto dal Dlgs 2352010, l'obbligo per tutte le pubbliche amministrazioni di dotarsi di sistemi in grado di garantire la continuità del funzionamento dei centri informatici anche in caso di eventi accidentali (per esempio, black out elettrici) e, più in particolare, di approntare misure per duplicare i propri dati, visto che, anche in seguito alle politiche di dematerializzazione, non si può più contare su un backup basato sui documenti tradizionali. Per trasformare in realtà le previsioni del Cad si aspettavano le linee guida per il disaster recovery, che DigitPa ha finito di mettere a punto e da domani pubblicherà sul proprio sito (www.digitpa.gov.it). Il documento con le regole tecniche, frutto di vari gruppi di lavoro e anche di una consultazione pubblica, serve a tutte le amministrazioni per predispone uno studio di fattibilità tecnica su come affrontare il problema della continuità operativa, studio su cui DigitPa dovrà esprimere un parere. Il passo preliminare sarà la ricognizione, da parte di ciascuna amministrazione, della propria situazione interna a livello informatico, passaggio fondamentale che permetterà alla grande maggioranza di uffici di prendere contezza di problematiche che ora ignorano o conoscono solo in parte. Nelle linee guida sono indicate anche alcune soluzioni per permettere alle amministrazioni, in particolare quelle più piccole, di ricorrere a forme associative (accordi di mutuo soccorso, convenzioni, consorzi, centri di backup comuni), così da abbattere i costi. Tutto dovrà essere pronto - dice il Cad - per il 24 aprile prossimo.
E-government. Pronte le regole tecniche di DigitPa. Archivi pubblici a prova di alluvioni e black out
Domani, le amministrazioni pubbliche dovranno iniziare a prepararsi per proteggere le loro banche dati in caso di eventi imprevedibili, come alluvioni o disastri. L'obiettivo è scongiurare la perdita delle informazioni custodite. La legge sulla privacy del 1996 ha già obbligato gli uffici pubblici a blindare i database, ma ora il codice dell'amministrazione digitale ha previsto l'obbligo di dotarsi di sistemi in grado di garantire la continuità del funzionamento dei centri informatici. Le amministrazioni dovranno approntare misure per duplicare i propri dati e trasformare in realtà le previsioni del codice.
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