La denuncia del sindacato: boom di patologie e decessi per l'inalazione delle polveri sottili di amianto La storia. Struttura costruita nel post-terremoto Nel 1999 venne evidenziata la presenza di sostanze altamente tossiche Da trent'anni gli uffici sistemati in un prefabbricato La Cisl: emergenza nascosta POMPEI. Un altro triste capitolo va ad aggiungersi nel libro che narra i drammi degli scavi archeologici. I crolli, in questo caso, passano in secondo piano. Ad offuscare la virtuale seconda morte di Pompei c'è la morte, quella vera, dei dipendenti che secondo i sospetti dei sindacati hanno contratto il cancro inalando le polveri sottili dell'amianto sprigionate dai container killer che, da più di trent'anni, ospitano gli uffici della soprintendenza archeologica. Oggi i casi accertati di malattie tumorali sono sette, tra funzionari, archeologi e custodi. Per alcuni di loro le speranze di una guarigione sono nulle. I decessi per cancro ai polmoni, invece, sono decine. A lanciare l'allarme è Antonio Pepe, segretario della Cisl- Pp. «Tra i dipendenti aumentano i casi di cancro - denuncia Pepe, che chiede l'apertura di un'inchiesta - ma l'amministrazione continua a farli lavorare in prefabbricati fatiscenti e pericolosi. Nel 1999 fu evidenziata la presenza di amianto e una microdispersione dalla struttura del prefabbricato che ospita il personale da trent'anni. L'amministrazione ha sempre taciuto». I container furono installati nel periodo post-terremoto e furono definiti provvisori: «I 120 dipendenti amministrativi - spiega il responsabile della Cisl - entrarono in quei prefabbricati con la promessa di rimanervi poco più di due anni». Tutti i manufatti che contengono amianto, con il passare degli anni, subiscono un invecchiamento naturale che causa la fuoriuscita di fibre nocive nell'ambiente circostante, generando così un inquinamento ambientale; la messa al bando dei materiali contenente amianto risale al 1992, ma a Pompei, denuncia il sindacato, la legge non è mai stata applicata. Il paradosso è che la soprintendenza dispone di edifici demaniali, come la «Casina Pacifico», nei pressi dell'ingresso di Porta Anfiteatro, che potrebbe ospitare tutti gli uffici. Insomma una soluzione per mettere in sicurezza il personale sarebbe facilmente praticabile. A fare chiarezza sui possibili rischi cancerogeni delle polveri sottili sprigionate dai container doveva essere un «r.r.a», (responsabile della gestione rischio amianto), la nuova figura di cui era alla ricerca la soprintendenza. Il bando venne pubblicato nel maggio del 2008 e gli interessati avevano tempo fino al 6 giugno dello stesso anno per presentare il curriculum vitae. I risultati di quella ricerca non sono mai stati resi noti. «La soprintendenza - si leggeva nelle motivazioni per la nomina dello specialista di amianto - ha l'esigenza di acquisire una specifica prestazione professionale per l' incarico di responsabile della gestione del rischio amianto e perla redazione dei protocolli operativi generali per le attività di custodia, manutenzione, valutazione dello stato di conservazione e bonifica dei materiali contenenti amianto presenti negli immobili di proprietà della soprintendenza quali i siti archeologici di Pompei, Ercolano, Stabia, Oplonti e Boscoreale, così come previsto dall'articolo 4 del decreto ministeriale del '94». Venne, addirittura, stabilito il compenso professionale annuo per l'incarico di "r.r.a.»: 23mila 256 euro annui. Intanto il personale continua ad ammalarsi e a morire di tumore. Le cartelle cliniche non lasciano dubbi.