Premio ad Annalisa Zanni, direttrice del museo «Ho cercato di valorizzare il patrimonio artistico e metterlo al servizio dell'intera comunità» MILANO. «Il museo non deve essere il luogo dove si va tre volte nella vita, una volta col padre, una volta col figlio e un'altra volta, brontolando, con la scuola, ma deve essere il luogo dove ci si sente a casa propria, dove nutrire gli occhi e l'anima in un percorso di crescita culturale. Bisogna, però, creare le condizioni perché ciò avvenga». Parola di Annalisa Zanni, la direttrice del museo Poldi Pezzoli, che riceverà l'Ambrogino d'oro il prossimo 7 dicembre. Animata da grande passione per quella che lei stessa definisce una missione di vita, lavora per migliorare le attività del museo di via Manzoni, aperto al pubblico da 130 anni. In che modo ritiene di aver contribuito alla crescita culturale di Milano? «Condividendo l'ideale del fondatore del museo, Gian Giacomo Poldi Pezzoli, dotato di grande senso etico, ho cercato di valorizzare il patrimonio che aveva collezionato, mettendolo a disposizione di tutta la comunità, facendo particolare attenzione al coinvolgimento delle nuove generazioni». Il museo, infatti, è stato il primo a creare una sezione didattica. «Poldi Pezzoli credeva che per costruire il futuro bisognasse puntare sulla formazione dei giovani artigiani. Soltanto attraverso la conoscenza degli oggetti artistici, i piccoli artisti sarebbero riusciti a progettare le grandi opere d'arte del futuro». La didattica è anche nelle sue corde. Agli studenti della Cattolica insegna «Storia dell'oreficeria». Si trova a suo agio al di là della cattedra? «Ritengo che anche l'insegnamento fra i banchi della scuola di specializzazione per la quale lavoro sia un modo per diffondere la stessa idea di crescita culturale che voglio trasmettere attraverso l'attività che svolgo per il museo». Da quanti anni lavora per il Poldi Pezzoli? «Dal '74, anno in cui ho iniziato a organizzare visite guidate per i bambini. Grazie a loro ho imparato a utilizzare la semplicità del linguaggio. I bimbi hanno una grandissima capacità d'osservazione, molto più sviluppata rispetto a quella che abbiamo noi adulti». Dall'attenzione verso i più piccoli è nata la «Family map», un percorso che permette ai bimbi di scoprire il museo imparando e divertendosi con mamma e papà". Come funziona? «Durante i week end vengono organizzati percorsi a tema in cui i ragazzi devono scoprire alcuni oggetti nascosti nei dipinti, dialogando con i propri genitori. In questo modo affinano la loro capacità d'osservazione e imparano a conoscere le opere d'arte. E' un modo, alternativo, per stare insieme e intraprendere un percorso di conoscenza fuori dal comune. Al bimbo più bravo diamo anche un premio per stimolare il suo impegno nell'osservare l'opera d'arte». Dal '79 ha curato l'organizzazione di tutte le mostre del museo Poldi Pezzoli. Da cosa si è lasciata guidare? «Da una parte ho cercato di valorizzare i grandi capolavori che Poldi Pezzoli aveva collezionato, operando anche interventi di restauro; dall'altra ho perseguito l'obiettivo di diffondere la storia del collezionismo, silenzioso, non ostentato, ma di grande qualità, che ha rappresentato da sempre una delle anime di Milano e della Lombardia».
Milano. Poldi Pezzoli, casa della cultura: Qui i giovani scoprono l'arte
Annalisa Zanni, direttrice del museo Poldi Pezzoli, riceverà l'Ambrogino d'oro il prossimo 7 dicembre. L'artista e curatrice del museo, che lavora per migliorare le attività del museo di via Manzoni, aperto al pubblico da 130 anni, ritiene di aver contribuito alla crescita culturale di Milano con il suo lavoro. Il museo, infatti, è stato il primo a creare una sezione didattica e ha aperto le porte al coinvolgimento delle nuove generazioni. Zanni ha iniziato a lavorare per il Poldi Pezzoli nel 1974, organizzando visite guidate per i bambini, e ha curato l'organizzazione di tutte le mostre del museo dal 1979.
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