«Molte cose nella storia sono state fatte in tempi bui. Ci sono sempre le donazioni, i privati nel pubblico non sono una grande novità». Questa la tesi di Lorenzo Ornaghi, ministro ai Beni culturali (ieri in visita a Venezia), alla domanda: «Dove pensa di trovare i soldi per sostenere le tante istituzioni culturali del nostro Paese?». Nell'intervista al "Piccolo", Ornaghi si dice poi possibilista sul fatto che la guida della Biennale di Venezia possa rimanere a Paolo Baratta dopo il ritiro della contestata candidatura di Giulio Malgara. VENEZIA. «La questione delle risorse è cruciale soprattutto per un Ministero che è stato a lungo penalizzato e anche privato di risorse, ma il tema delle risorse non può diventare l'unica questione». Non vuol parlare di 'lacrime e sangue' ma taglia corto il neo-ministro per i Beni e le Attività Culturali Lorenzo Ornaghi sul delicato tema dei fondi per sostenere e rilanciare la cultura e l'immenso patrimonio artistico del nostro paese. Giunto a Venezia per partecipare all'incontro organizzato dal Festival Biblico nell'ambito del primo Salone europeo della cultura di Venezia, Ornaghi ha sottolineato come nella attuale situazione di grave difficoltà economica sia necessario fare il possibile affinché i beni culturali restino realtà da conservare nel senso più alto del termine ma anche diventino elemento di produzione culturale. «Attraverso i beni culturali ha affermato il Ministro - bisogna ritornare a fare cultura: lo dico perché la cultura è una delle principali vie d'uscita da questa situazione». Anche se non ha voluto parlare di ricette già pronte, sembra che il 'ministro-rettore' abbia adottato in pieno quello che lui stesso ha definito 'il metodo universitario'. «Il metodo più utile svela Ornaghi - è quello che ho imparato in Università: prima si studia (tanto io sono svelto, non mi ci vogliono tempi lunghi) poi si ascolta, si cerca di capire e solo alla fine si decide. Le decisioni inoltre, nei limiti del possibile, vanno prese sentendo non solo tutte le persone interessate ma anche quelle che hanno idee». L'arrivo a Venezia è stato anche l'occasione per incontrare il sindaco Giorgio Orsoni ed affrontare le tante delicate questioni che gravano sulla città a partire dalla sua salvaguardia. Non poteva mancare poi una visita lampo ai Giardini della Biennale e un colloquio a tu per tu con il Presidente Paolo Baratta. Allora della Biennale che idea si è fatto? «Il rilievo della Biennale in campo internazionale è sotto gli occhi di tutti. Credo sia una delle fondazioni culturali più rilevanti dentro il sistema globale, quindi non può che essere guardata con grandissima attenzione». Lei giunge a Venezia proprio quando il presidente della Biennale - che il suo predecessore Galan voleva rimpiazzare con l'industriale Malgara - presenta il bilancio dell'ultima edizione. Ha già qualche idea per la guida di questo ente? «Tempismo? Questo incontro era programmato dagli organizzatori già da tempo quindi... Ma le assicuro che questa è stata forse la più importante questione dibattuta in questi giorni. Io credo che esistano dati oggettivi - mi riferisco ai buoni andamenti di tutti questi anni - che sono stato invitato anche da autorevoli esponenti e da quote dell'intellighenzia italiana a considerare con attenzione. E li ho considerati. Credo, anche come metodo, sia opportuno raccogliere in primis le valutazioni delle istituzioni più interessate, quindi quelle territoriali. Non appena chiusa la raccolta di queste valutazioni, forte anche dei pareri già apparsi sui quotidiani, sentirò le valutazioni delle commissioni. Dopo l'incontro con l'attuale presidente, sulla base di quello che ho maturato, a quel punto esprimerò la mia decisione. Credo che i dati oggettivi siano al momento positivi». Si viaggia verso la riconferma? «E' importante affermare un metodo preciso. Se le decisioni vengono strattonate, sono decisioni che lasciano sempre un po' di imperfezione. Io penso - e adopero un termine caro al Lombardo-Veneto - che il buon governo, cioè il cercare di far andar bene le cose produca buoni risultati, e certamente i risultati fatti con il metodo più adeguato possibile sono i migliori». Ha citato il Lombardo Veneto... ma in Veneto si dice «senza schei l'orbo no canta». Dove pensa di trovare i soldi per sostenere le tante istituzioni culturali del nostro Paese? «Nel Veneto si dice così, dalle mie parti no, pur essendo vicine. Credo che molte cose nella storia siano state fatte in tempi bui. Le cose grandi in Lombardia sono state fatte ad esempio da parecchie donazioni e sono passate anche loro alla storia». Il privato? «Il privato entra col pubblico... non è una grande novità, ma non è neanche un'antitesi. Saremmo fermi alla metà del '900 se pensassimo ancora a queste contrapposizioni privato-pubblico. Si raccolgono le idee e poi si procede, se no ci fermiamo agli stereotipi di sempre»... Ma un segnale per marcare la differenza? «Il segnale per marcare la differenza è semplice: direi che se in questa fase, così difficile, si riesce a riparlare con le persone, a riprendere il dialogo con i cittadini e dire stiamo facendo delle cose assieme perché servano a tutti , questo è già un segnale forte che fa la differenza».