La tela ottocentesca era in un magazzino della Provincia Quadro sciupato dall'acqua limacciosa del Serchio e colpito da oggetti che galleggiavano Danni pure alla cornice LUCCA. Restauro di un dipinto dell'Ottocento, di proprietà della Provincia, danneggiato dall'alluvione del 2009. In questi giorni l'amministrazione di Palazzo Ducale ha stanziato circa 14mila euro per il recupero del quadro e della cornice, affidato al laboratorio di restauro di Massimo Bonino, dove l'opera resterà fino alla fine dell'intervento. Il dipinto da restaurare è una copia ridotta della pala d'altare di Fra' Bartolomeo, conservata al museo nazionale di Villa Guinigi. Per la precisione, il quadro (di 163 centimetri per 237 centimetri) raffigura il "Padre Eterno con le Santissime Maria Maddalena e Caterina da Siena" e, secondo le informazioni disponibili, sarebbe stato realizzato dal pittore di Gragnano Michele Ridolfi, attivo in Lucchesia fino a metà del XIX secolo. Il dipinto è valorizzato da una cornice originale lucchese a cassetta, del XVII secolo: si tratta - riferisce la Provincia - di una cornice di pregio, laccata e dorata con fregi angolati e mediali dorati. Viste le dimensioni non proprio ridotte della tela, in attesa di essere piazzata a palazzo Ducale, nel 2009 era stata parcheggiata in un magazzino della Provincia in località Vignola. La notte fra il 24 e il 25 dicembre del 2009, però, con la rottura degli argini del Serchio a Santa Maria a Colle, e l'alluvione dell'area dell'Oltreserchio, le acque del fiume hanno allagato, fino a circa un metro di altezza, anche i magazzi della Provincia a Vignola. «In conseguenza di ciò - scrive la Provincia - il dipinto, sebbene collocato in una zona di sicurezza, è stato raggiunto dalle acque limacciose che hanno lasciato una lunga striscia biancastra sul lato verticale destro provocando anche il distacco del colore. Inoltre, è stato anche urtato da alcuni oggetti galleggianti che hanno provocato un considerevole strappo alla tela». In seguito all'alluvione, perfino la cornice - sostiene la Provincia - ha riportato danni seri «con un massiccio rigonfiamento del legno che, deformandosi, ha permesso il distacco di buona parte della gessatura di supporto alla laccatura e alla doratura». Tuttavia - si legge nella determina di incarico per il restauro - per la Provincia le «cause che hanno prodotto il danno non sono riconducibili a responsabilità soggettive, bensì a cause di forza maggiore. Ma solo un tempestivo restauro (dopo due anni?, ndr) potrà eliminare i danni riportati dall'opera pittorica, ponendo fine al deterioramento in atto». Da qui la decisione di affidarsi a una ditta specializzata nel restauro accreditata presso la Sovrintendenza. Tramite procedura negoziata, quindi, è stato individuato il laboratorio di Massimo Bonino, esperto di «conservazione e restauro dipinti», diplomato all'Opificio delle pietre dure di Firenze, consulente tecnico d'ufficio del tribunale, fra i professionisti accreditati presso le Belle arti. I costi di restauro, comunque, saranno rimborsati dall'assicurazione che ha riconosciuto una «somma congrua» per i danni subiti da opere e oggetti della Provincia conservati nei magazzini alluvionati.