A fare i conti, il furto d'arte non conviene. Il bottino dell'altro giorno in via Principe Amedeo, per esempio. Una litografia di Fontana e una Marilyn di Schifano portati via dall'appartamento di una signora inglese in un palazzo «blindato» del centro. Un lavoro da professionisti, che lascia pensare a una preparazione lunga e laboriosa. Fatica sprecata. «Dove li piazzano adesso?». Mercante d'arte di lungo corso, Peppino Gatti ieri mattina ha aperto il giornale ed è rimasto stupito dalle quotazioni ipotizzate: «Quindicimila euro per una litografia di Fontana? Magari...». Al netto del valore sentimentale, delle cifre assegnate dall'assicurazione, del conteggio dell'inflazione sul prezzo all'acquisto, presumibilmente anni fa, il bottino nelle mani dei ladri è poca cosa, sostiene Gatti. Qualche telefonata ad amici galleristi (La Scaletta a San Polo d'Enza, per esempio), una ricerca su Internet (il sito della casa d'aste Capitolium Art, tra le altre) e si scopre che il Fontana rubato verrebbe battuto a stento a duemila euro. «Il mercato ha subito un crollo totale e da tempo è fermo, immobile spiega Gatti . Una volta era il ceto medio a spendere 20-40 mila euro per una tela. Adesso è impensabile. Un amico gallerista mi ha rivelato di avere acconti di industriali che da anni non vengono a ritirare la merce: nessuno spende più soldi per l'arte...». Neanche il più prezioso dipinto di Mario Schifano, secondo il mercante, avrà facile collocazione: «Con l'autentica della Fondazione, arriverebbe al massimo a 30-50 mila. E a chi l'ha rubato un mercante disonesto che intendesse piazzarlo non darebbe più del 10 per cento...». Ma se il furto c'è stato, se ci sono i falsari e i furbi, non è comunque il segno che in clandestinità qualcosa ancora gira? «Certo, ci sono certificati ritoccati e mercanti poco seri, ma vi assicuro che il settore vive una fase di totale disinteresse». Una scultura di Bodini, per dire, è stata appena venduta a duemila euro, quando solo gli otto chili di argento in cui è plasmata ne valgono il doppio. Un'autentica tela di Fontana («Girano così tanti falsi...») sarebbe ancora battuta a 30o mila-un milione di euro. Ma chi la compra? «Gli unici italiani che hanno mercato, Cattelan e Paladino per esempio, vendono all'estero o ai musei». E sono tra i pochi casi di cifre a sei zeri: «Solo un disegno di Paladino vale 30 mila euro, la scultura del Papa e del meteorite di Cattelan è stata venduta a due milioni». Il tanto contestato dito medio in piazza Affari, secondo Gatti, Milano dovrebbe tenerselo stretto: «Vale almeno un milione e mezzo...». Ma per le opere vere o false, rubate o con le autentiche in regola, i prezzi sono ai minimi storici. Anche per i trafficanti è tempo di crisi.