Partita la campagna per raccogliere contributi. Occorrono 40mila euro La furia dell'acqua fu così violenta che i cardini cedettero. Ma il mastodontico portone d'ingresso della Biblioteca Nazionale resistette a lungo, facendo argine per molte ore all'Arno ormai incontenibile. Dal '66 l'enorme battente è conservato nei magazzini di piazza dei Cavalleggeri, in lizza per un restauro che ha visto, comprensibilmente, passare sempre avanti il materiale librario. Ma le due grosse ante sono rimaste un simbolo di quella tragedia e a distanza di 45 anni il direttore della Nazionale Letizia Sebastiani vorrebbe che tornassero al loro posto. Per questo è partita la campagna dal titolo «Adotta un portone», quello della biblioteca appunto, rivolta a tutti coloro che vorranno contribuire con cifre importanti come hanno già fatto alcune banche, ma anche con pochi euro come si invitano a fare fiorentini e turisti. L'intervento costa intorno ai 40mila euro e per richiamate l'attenzione dei visitatori della biblioteca sull'iniziativa è stato creato una specie di grosso salvadanaio trasparente con due battenti che si chiudono su una teca trasparente. «Sappiamo bene che se l'Arno esondasse di nuovo la Nazionale, così come tutto il quartiere di Santa Croce, finirebbe nuovamente sott'acqua afferma il direttore Sebastiani . Del resto, dal 1177 ad oggi ci sono state ben 184 alluvioni a Firenze. E quindi non possiamo escludere che capiti di nuovo. Quello che possiamo fare è prepararci a contenere i rischi e a limitare i danni Questo significa, ad esempio, che siamo pronti a salvare gran parte del materiale conservato nei seminterrati, locali di cui non possiamo fare a meno per esigenze di spazio. Come ricordato in occasione dell'anniversario del 4 novembre, esiste un piano di evacuazione definito al dettaglio che consente di portare in salvo le collezioni secondo precisi criteri di valutazione». Dato per scontati che non tutto è salvabile perché in caso di allarme ci sarebbero appena 18-12 ore per spostare libri e riviste dal seminterrato al pianterreno è stato indispensabile stabilire chi e cosa debba avere la precedenza. «Prima di tutto dai seminterrati sono state spostate le collezioni più pregiate, tipo la "Magliabechiana" o la "Palatina", con edizioni del '600 e '700 continua il direttore . Nei locali più a rischio si trovano i materiali facilmente reperibili in commercio e quindi per noi culturalmente meno importanti. Ad esempio le riviste straniere, perché la loro conservazione non rientra nei nostri compiti istituzionali e perché è sempre possibile trovarne una copia nei paesi in cui vengono edite o stampate». Inoltre, gran parte delle collocazioni nei seminterrati sono ormai imbustate: «Dagli anni Ottanta procediamo all'imbustamento sottovuoto spiega Gisella Guasti, responsabile del gabinetto di restauro della Nazionale , un procedimento che ci consente di proteggere il materiale non solo dall'acqua ma anche dalla polvere e da altre fonti d'usura. Quindi, in caso di allarme lanciato dall'Autorità di bacino, non cominceremmo dal sottosuolo. Le priorità di salvataggio attraverso le vie d'esodo predisposte sarebbero lasciate al pianterreno, dove ci sono volumi non imbustati da mettere in salvo». Ogni sei mesi viene ripetuta la simulazione di evacuazione, ripassando la filiera degli allarmi e rinfrescando l'addestramento del personale, che deve essere in grado di sapere cosa fare nel momento dell'emergenza ma anche in seguito: «Dopo l'eventuale alluvione serve sapere come si interfacciano i fogli bagnati aggiunge Sebastiani , come si trattano i volumi da congelare e quelli da essiccare, cosa serve per il procedimento di liofilizzazione o per le altre tecniche di restauro». Un know how fondamentale, patrimonio della Nazionale che di recente è servito per aiutare la biblioteca di Aulla devastata dall'alluvione e di cui a Firenze sono giunti moltissimi volumi da restaurare.