E' in allestimento un presepe davanti a Santa Maria delle Grazie al Naviglio Grande, la parrocchia di Alda Merini. Gesù Bambino vedrà la luce su una chiatta e rifugio per la Sacra Famiglia sarà la riproduzione di un'antica tipica casa di ringhiera. Prendiamo l'evento sotto un doppio profilo, simbolico e augurale. La metafora è che il Naviglio possa nascere di nuovo, dopo annidi degrado della Darsena e delle sponde lungo il percorso; l'auspicio è che ciascuno degli attori coinvolto nella gestione della via d'acqua leonardesca e del territorio faccia la sua parte nel rilancio, come la parrocchia che ha preso l'iniziativa e chi, pubblico o privato, consente generosamente che essa sia realizzata. I Navigli sono un museo diffuso a cielo aperto, una realtà viva secondo i canoni internazionali dei beni culturali ed ambientali. Contemporaneamente costituiscono un complesso di potenzialità imprenditoriali. L'insieme evidenzia la loro assoluta unicità e rende non più rinviabile la necessità di un recupero complessivo. Per Milano è un'occasione da non perdere, anche in vista degli scenari dell'Expo, e per il governo tecnico lo spunto per dare un segnale di attenzione politico-culturale, almeno una linea di indirizzo, se ha intenzione di rinnovare l'approccio alla salvaguardia dei beni paesaggistici ed artistici. Quando si parla di interventi l'attenzione va subito alle risorse e le istituzioni pubbliche, si sa, ora non ne hanno. Ma la crisi non può essere un alibi, in quanto di progetti sui Navigli sono pieni i cassetti: basta tirar fuori carte, mappe, conteggi. E per Milano candidata a locomotiva di una Paese che vuole riprendere la via dello sviluppo le idee sono l'ingrediente, condizione perché poi si possano mobilitare risorse economiche. La Regione anni fa l'aveva capito e aveva dato vita ad una società apposita, sul modello di un'authority all'inglese, che svolgesse un ruolo di governance del territorio, come in tante parti d'Europa, e a Londra si fa con il Tamigi. Ma il sogno s'è fermato per le inerzie della politica prima che perla crisi economica. Impianto e linee operative li aveva messi a punto il Politecnico con un Masterplan. Prevedeva che d'intesa con il Pirellone, Comuni e Province, privati, autorità di bacino, consorzi ed altri enti si mettessero insieme per riattare le centinaia di cascine, molte delle quali gioielli d'arte muraria, così da trasformarle in ambienti destinati a turismo e iniziative culturali; riqualificare agricoltura e parchi; installare fonti di energie alternative; collaborare con le scuole per educare e coinvolgere i giovani in un'azione di cittadinanza attiva: rispetto di ambiente, tradizioni e culture locali; impiantare strutture congressuali, di cui Milano ha assoluta carenza, in mezzo alla natura e ad espressioni di uno sviluppo sostenibile. Le premesse esistono, quindi. Aggiornamento e rilancio del piano per i Navigli è un banco di prova di come investire in cultura costituisce l'avvio di un circuito virtuoso che conviene anche alle imprese. Ma queste vogliono giustamente vedere progetti chiari, interlocutori credibili, tempi e modi definiti. Non è più tempo di polemiche o rimpianti, ma di una mentalità nuova fatta di coraggio, sapendo che dalle crisi si esce se si sa osare e ci si crede.