Laureati e università al palo, così si distrugge il patrimonio culturale Abbiamo il patrimonio culturale più ricco del mondo, siamo il museo a cielo aperto più grande della terra e non lo valorizziamo. E non solo a Pompei. Sul tavolo dei neo-ministri Francesco Profumo e Lorenzo Ornaghi c'è tra le tante una patata bollente lasciata dai loro predecessori Maria Stella Gelmini e Giancarlo Galan. Riguarda la professione di restauratore ed è la metafora di come la burocrazia distrugge i migliori progetti e di come maltrattiamo il nostro patrimonio. Tutti laureati Questa primavera un decreto interministeriale ha istituito la laurea magistrale a ciclo unico di cinque anni in Conservazione e restauro dei beni culturali. Un passo avanti in una professione, quella dei restauratori, popolata da tecnici, seri professionisti e mestieranti, che una stima contabilizza in 30mila, esclusi dilettanti e abusivi, visto che non c'è un albo ma un semplice elenco. Università pioniere Il profilo professionale del restauratore e la sua formazione universitaria sono stati anticipati in questi anni da alcune istituzioni, che hanno integrato e innalzato una preparazione sin lì fornita da corsi e corsetti e da un tris di scuole di alta formazione di eccellenza (Istituto del restauro di Roma, Opificio delle pietre dure di Firenze e Istituto per la patologia del libro). Ad assumersi il ruolo di pioniera è la Scuola di alta formazione che opera nell'ambito del Centro per la conservazione e restauro della Venaria reale di Torino. Partita nel 2006 per formare professionisti di eccellenza, fortemente voluta da Carlo Cellieri, la Scuola, a cui partecipano tra gli altri Università di Torino ed enti locali, ha svolto un ruolo di apripista, a cui sono seguiti i corsi di altre università a Urbino, Roma, Napoli e Palermo. Salto degli ostacoli Ora un processo legislativo di ottime intenzioni ma di grande leggerezza e i soliti inghippi burocratici rischiano di bloccare le esperienze più avanzate, tra cui quella della Venarla. Le nuove norme, infatti, per l'istituzione della laurea magistrale richiedono un percorso ad ostacoli estenuante, che ha bloccato non solo l'attività didattica ma anche le tesi di laurea di chi ha terminato i corsi del tre più due e vorrebbe svolgere la professione. Per sostenere le tesi però serve un nuovo accreditamento della Venaria e delle altre scuole secondo i nuovi requisiti e l'istituzione di una Commissione interministeriale che riconosca laurea e abilitazione alla professione di chi ha terminato gli studi e ha pronta la tesi ma non la può dare. Senza contare che non solo sono bloccate le tesi pronte dall'estate, ma anche il nuovo corso di laurea a ciclo unico e, per la Venaria, il quarto anno specialistico dopo la triennale. Autolesionismo Insomma, la mancata firma di Gelmini e Galan dovrà essere apposta al più presto da Profumo e Ornaghi. Intanto i tempi si allungano e aumentano delusione e sconcerto nei giovani eccellenti aspiranti alla professione di restauratore. Il paradosso è che continuiamo a maltrattare i nostri tesori, ma anche le nostre migliori risorse. E' un po' come se Montezemolo boicottasse la Ferrari, Giorgio Armani distruggesse le sue collezioni, Gaja adulterasse i suoi vini e i produttori del parmigiano reggiano usassero latte cinese. Un "cupio dissolvi" incomprensibile.
Paradossi. Due firme bloccano la professione del restauratore
Il governo ha istituito la laurea magistrale a ciclo unico di cinque anni in Conservazione e restauro dei beni culturali, ma il decreto è bloccato dalla mancata firma dei precedenti ministri. La Scuola di alta formazione del Centro per la conservazione e restauro della Venaria reale di Torino ha già formato professionisti di eccellenza, ma il processo legislativo è stato rallentato da inghippi burocratici. I giovani aspiranti alla professione di restauratore sono delusi e sconcertati. Il governo continua a maltrattare i suoi tesori e le sue migliori risorse, come se stesse boicottando le sue stesse istituzioni. La situazione è considerata un "cupio dissolvi" incomprensibile.
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