Bivona. Sono circa 400 i siti archeologici individuati in provincia di Agrigento, dalle colline sino al litorale, venuti fuori in questi anni da una accurata ricognizione del territorio ad opera di varie équipe di giovani studenti degli Atenei siciliano e da un gruppo di ricerca che fa capo ad un progetto della Gerda Henkel dell'università tedesca di Gottingen. I dati e le località sono state presentate venerdì sera nel complesso di Santa Chiara di Bivona durante un convegno regionale che, promosso dall'amministrazione comunale e dalla Sovrintendenza di Agrigento, sul tema "Archeologia nella Valle del Magazzolo: ricerca tutela e valorizzazione". Circa 200 siti, individuati con ricerche di superficie grazie alla utilizzazione di variegate strumentazioni scientifiche come gps e radar, sono stati localizzati dall'équipe tedesca diretta dal prof. Johannes Bergemann, in tre anni di intensa attività di ricerca tra i Monti Sicani e il litorale agrigentino, nei territori di Cianciana, Alessandria della Rocca, Bivona, Santo Stefano Quisquina e Ribera dove sono stati recuperati migliaia di reperti archeologici che vanno dall'epoca della preistoria sino all'età medievale. Altrettanti "tesori" sono venuti alla luce sull'altro versante della provincia agrigentina, attorno a Monte Sant'Angelo e alla foce del fiume Salso a Licata, a Monte Sole, alla località Cignana al confine dei territori di Naro e Palma di Montechiaro dove sono stati raccolti materiali ceramicoli. Questi i docenti, gli studiosi, gli archeologici e gli amministratori intervenuti: Pietro Meli, Tommaso Guagliardo, Salvatore Marrone, Giovanni Panepinto, Johannes Bergemann, Mattia Lang, Oscar Belvedere, Aurelio Burgio, Alessio Toscano Raffa, Alessio Gioacchino La Torre, Roberto Gofferdo, Domenico Cocchiara e Maria Concetta Parello. Un appello è stato lanciato alla Soprintendenza agrigentina: «Ora la proposta che facciamo è quello di dare vita a partire dalla prossima estate - ha detto il prof. Bergemann - a delle campagne di scavo organico in quelle località ritenuti i siti di interesse archeologico e storico più interessanti. Oggi c'è davvero l'imbarazzo della scelta da dove cominciare. L'unico problema potrà essere rappresentato dalle somme di denaro necessarie per dare vita agli scavi. I privati e gli enti potrebbero dare una mano, quando lo Stato non ha i soldi necessari».