Guido Donatone presidente Italia Nostra - sezione di Napoli Rispondo a Riccardo Marone ("Repubblica" del 23 novembre 2011) che polemizza con quella che definisce la mia "tesi della intangibilità", stavolta (c'è un precedente, come preciso dopo) del "presunto bosco" di Bagnoli: si tratta della parte della pineta (250 alberi), che Bagnolifutura ha fatto abbattere nel maggio 2010 senza l'autorizzazione della Soprintendenza, tanto che la Forestale ha bloccato gli abbattimenti; e tale operazione è ora al vaglio della Procura della Repubblica. Prima di tornare sulla vicenda devo rammentare che già nel 2000, quando Marone ricopriva la carica di sindaco di Napoli, venni delegato da Gerardo Marotta a riaprire d'urgenza le Assise di Palazzo Marigliano per difendere l'intangibilità (beninteso che invece sono per la rottamazione dell'edilizia-spazzatura postbellica) del centro storico di Napoli: la giunta comunale aveva varato un emendamento al Piano regolatore che, modificando la normativa del restauro conservativo, prevedeva una massiccia demolizione del tessuto edilizio storico nella zona alta dei Quartieri spagnoli. Nelle strade intorno alla chiesa della Concezione a Montecalvario, da sostituire magari con quei "grattacieli" che, in base al Pua di Bagnoli, Marone ha legittimamente considerato "possibili". Grazie anche alla mobilitazione del quartiere riuscimmo a far ritirare l'emendamento: la cittadinanza capì peraltro che si trattava di un cavallo di Troia per iniziare a stravolgere la predetta rigorosa normativa del Piano regolatore. Torniamo a Bagnoli. Devo invece oggi ringraziare Marone per aver ricordato la grande figura del compianto Antonio Iannello, protagonista dell'ambientalismo nazionale e napoletano, al quale ho voluto intitolare la sezione cittadina di Italia Nostra. Iannello ritenne opportuno nel 1999 apporre un vincolo sull'area di Bagnoli, affinché lo Stato e quindi la Soprintendenza ai Beni Architettonici divenissero i custodi del processo di recupero ambientale e di riqualificazione dell'area restituendola alla sua originaria vocazione ambientale e paesaggistica. Grazie a Iannello la zona delimitata a nord est da via Cocchia, fino alla intersezione con via Leonardi, e a sud-ovest dalla linea di costa, è assoggettata al vincolo di cui alla legge 1497 del 1939, oggi trasfusa nel Codice dei beni culturali (2004). Egli non incluse la sfortunata, predetta pineta in quanto è vincolata "ope legis", e in particolare dalla legge Galasso (nella cui redazione Iannello ebbe pure un ruolo determinante), anch'essa trasfusa nel citato Codice dei beni culturali. Segnalo, infine che la Fondazione Benedetto Croce ha voluto pubblicare, nel 2004, ritenendola esemplare, la motivazione del vincolo su Bagnoli redatto da Iannello, che ha interamente dedicato la sua vita alla difesa degli interessi pubblici e collettivi. Sul problema, anzi su uno dei "grovigli" di Bagnoli, come l'ho definito ("Repubblica" del 20 novembre 2011), cioè la realizzazione del grattacielo (61 metri) del Polo tecnologico ambientale, attendiamo ora il parere vincolante della Soprintendenza e le modifiche del Pua di Bagnoli (fu il consiglio comunale e non il Pua, mi ha precisato Roberto Giannì, a stabilire i confini del parco) preannunciate dall'assessore all'urbanistica del Comune di Napoli.