Ora che Paolo Baratta si appresta a presentare un bilancio record dell'esposizione curata da Bice Curiger, con oltre 430mila visitatori, e - salvo sorprese - sta per ottenere il suo terzo incarico alla presidenza dell'istituzione culturale, bisognerebbe ritornare al non lontano 1997 per capire cos'era la Biennale prima del suo arrivo: esposizione a parte - che il critico del New York Times definì «una delle peggiori mai viste», il Giornale dell'Arte un "fallimento del management" e che fu visitata per fortuna solo da 140mila persone l'Archivio Storico era inattivo, non c'erano gli spazi dell'Arsenale, di Ca' Giustinian meglio tacere, e le partecipazioni straniere erano sparute e trascurate. E dopo la chiusura ci si trovò invischiati anche in una sgradevole vicenda di sponsorizzazioni utilizzate in maniera impropria. Già due anni dopo però, con l'ampliamento dell'esposizione all'Arsenale e la direzione di Harald Szeemann, i visitatori sfiorarono quota 200mila. E poi fu un crescendo: oggi la Biennale è una macchina che mobilita - nonostante la crisi mondiale 89 paesi stranieri, contro i 61 nel 1999 (e alcune domande sono state scartate), e quasi 5mila giornalisti. La presenza straniera anzi, è diventata il fiore all'occhiello dell'esposizione, capace di proiettarla sulle scene internazionali e nel cuore delle tendenze artistiche più avanzate. Ma ci sono anche altre considerazioni, al di là delle cifre, che qualificano la Biennale targata Baratta: in particolare la continuità della sua attività culturale, che ormai si sviluppa - con i settori arte, architettura, cinema, musica, teatro e danza, e i nuovi spazi di biblioteca e archivio e della restaurata Ca' Giustinian - per tutto l'arco dell'anno, e i rapporti che essa ha saputo stringere col territorio, simboleggiati plasticamente dalla presenza di 2Smila ragazzi delle scuole venete in visita. Non solo: tra biglietti e sponsorizzazioni la Biennale arte riesce ormai ad autofinanziarsi quasi completamente, superando il gap della riduzione dei fondi pubblici, ormai drasticamente tagliati rispetto ai 23 miliardi di lire complessivi portati in dote da Baratta al suo arrivo. Certo, il forte carattere, il decisionismo e l'autonomia del Presidente non hanno reso sempre agevole, soprattutto nel primo mandato, la sua navigazione: ci furono critiche, dirigenti rimossi, dimissioni di consiglieri (Riccardo Calimani) e curatori (Massimiliano Fuksas, di architettura), e soprattutto le forti critiche di Vittorio Sgarbi, allora sottosegretario, che interpretava l'insofferenza nei suoi confronti del nuovo governo di centro-destra. Il ministro Urbani lo difese fino alla fine del 2002, salvo rimuoverlo repentinamente in seguito alla nomina - pare decisa da Baratta in solitudine - del nuovo direttore di architettura, Deyan Sudjic. Nei cinque anni dell'esilio" di Baratta il timone della Biennale fu retto con alterne vicende da Franco Bernabè e da Davide Croff, fino al rientro trionfale dell'attuale presidente alla fine del 2007, nominato da Francesco Rutelli. Nel suo secondo mandato il presidente ha forse smussato gli angoli del carattere, ha imparato a dissimulare meglio la propria autostima ("avrebbero dovuto darmelo già anni fa, per il recupero dell'Arsenale", si è fatto sfuggire in privato commentando la consegna, nei mesi scorsi, del Premio Veneziano dell'anno), ma soprattutto si è fatto politicamente più pragmatico e anche più guardingo: non a caso era riuscito a superare indenne non solo il cambio di governo ma anche il delicato passaggio di consegne in Regione fra Galan e Zaia, salvo scoprire poi che Galan certo lo stimava, ma non lo amava affatto. Ma Baratta è anche uomo fortunato, come si è visto con la sua idea, non si sa se più dettata dall'audacia o dalla prudenza, di restaurare in tempi brevissimi la Sala Grande al Lido, che si è rivelata provvidenziale con l'affossamento del progetto del nuovo Palacinema (l'unico "trofeo" che manca al suo palmares). A interrompere la marcia del suo successore già designato Giulio Malgara è intervenuta, oltre a una vera e propria sollevazione della città e del mondo dell'arte, anche la caduta del governo Berlusconi. Ora la pratica è nelle mani del neo ministro Ornaghi, che Baratta incontrerà, probabilmente per la prima volta, proprio oggi alla Biennale. Ma la stima di cui lo onora il presidente Napolitano dovrebbe costituire un viatico decisivo.
VENEZIA - Baratta Biennale sette anni di corsa
La Biennale di Venezia, curata da Paolo Baratta, ha raggiunto un record di oltre 430mila visitatori. Baratta sta per ottenere il suo terzo incarico alla presidenza dell'istituzione culturale. La Biennale prima del suo arrivo era in crisi, con un archivio storico inattivo e poche partecipazioni straniere. Tuttavia, con la direzione di Harald Szeemann, la Biennale ha iniziato a crescere e oggi è una macchina che mobilita 89 paesi stranieri e quasi 5mila giornalisti. Baratta ha anche messo in atto una politica di continuità culturale, che si sviluppa per tutto l'anno, e ha saputo stringere rapporti con il territorio.
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